Tutta la sofferenza delle donne

tacco a punta

Un giorno mi sono detta che questa sofferenza andava raccontata. Perché quando la osservi tutta insieme ti viene un colpo, lo capisci subito che è troppa. Riguarda la vita di metà dell’Umanità, perciò è spaventosa.

Quelle estetiche sembrano sofferenze “frivole” e auto-inflitte nel pieno possesso del libero arbitrio. E come spesso accade, l’apparenza inganna. Ci sono tanti tipi di sofferenze: in comune hanno che si impongono alle donne affinché possano assumere la propria identità di genere, diventare donne ricalcando modelli di femminilità; ogni cultura stabilisce anche il peso morale di queste scelte. Santa o puttana, le solite intramontabili opzioni, e in mezzo poche sfumature; l’aspetto che assumiamo e le modifiche che imponiamo ai nostri corpi possono essere imposizioni o opzioni. Le opzioni sono spesso inevitabili. Essere femminile è quasi sempre doloroso per il corpo, e costoso in termini di tempo e denaro investito.

Alle donne piace soffrire? La domanda sorge spontanea quando si passano in rassegna tutte le torture quotidiane che la donna occidentale s’infligge per raggiungere la sospirata bellezza: la “cura” del suo corpo richiede tempo, denaro e tanto dolore, come conferma la popolarità dell’adagio «chi bella vuole apparire un poco deve soffrire».

Così ho scritto un libro. Il racconto ironico e meticoloso delle crudeltà auto-inflitte mira a focalizzare gli stereotipi estetici, e soprattutto lo sfuggente concetto di femminilità, che non appartiene più al corpo e alla mente della donna ma è piuttosto un prodotto che si può mettere nel carrello della spesa, indossare all’occasione, e poi togliere la sera con batuffolo di cotone. Nonostante i traguardi raggiunti in Occidente nella parità tra i sessi, quello estetico è purtroppo ancora l’aspetto fondante l’autostima della donna: una base piuttosto barcollante sulla quale edificare la fiducia in sé stessa. Non manca un excursus sulle dolorose pratiche estetiche nel resto mondo, talune delle quali oltrepassano il concetto di bellezza “femminile” per sconfinare in vere e proprie violazioni dei diritti umani.

Alle donne piace soffrire? propone con ironia un’originale interpretazione dei meccanismi di controllo delle donne, e di come questi nuociano all’intera Umanità.

Betty Argenziano