Segreto di Pulcinella: Divide et Impera


asia argento lightDividi e comanda
, «[…] questa strategia contribuisce ad evitare che una serie di piccole entità, ciascuna titolare di una quantità di potere, possano unirsi, formando un solo centro di potere, una nuova e unica entità più rilevante e pericolosa. Per evitare ciò, il potere centrale tende a dividere e a creare dissapori tra le fazioni, in modo che queste ultime non trovino mai la possibilità di unirsi contro di esso.» (Da Wikipedia).

Passano gli anni, i secoli e i millenni, e ancora non lo abbiamo capito che l’unione fa la forza. Asia Argento e il “caso Weinstein” hanno scoperchiato un pentolone che bolle da migliaia di anni: non è un scoop sugli ultimi 30 anni di Hollywood, ma una vicenda che è cominciata con la distruzione della struttura matriarcale delle società umane risalenti al Paleolitico. È buffo sorprendersi ora per gli ultimi trent’anni, quando probabilmente si tratta di circa 12.000 anni di molestie e stupri avvenuti in qualunque ambito sociale e geografico. Molestie ecumeniche.

Ho ascoltato le parole di Asia Argento, nell’intervista di Bianca Berlinguer, e non ho ragione di dubitare che il suo fu stupro. Ha tutta la mia solidarietà. Chi non l’ha sostenuta è vittima del sistema sociale basato su Divide et Impera. Siamo divise da molti fattori, i principali sono il Mito della Bellezza e il controllo morale della sessualità femminile. Bastano questi due occhiali deformanti, che ci fanno vedere distorto, per dividere tutte le donne. In prima battuta mi sono chiesta perché non denunciare subito l’accaduto, ma nello stesso istante in cui formulavo a me stessa la domanda mi è stata chiara la risposta: per lo stesso motivo per cui io a 22 anni, molestata dal mio capo con carezze e parole inopportune, decisi di lasciare il lavoro e non dissi nulla neanche al mio compagno (per proteggerlo, perché temevo avrebbe picchiato quel verme mettendosi nei guai). Ho reso la cosa pubblica con un #MeToo qualche giorno fa su Facebook. Ognuna ha i suoi motivi per non parlare, ma tutte ne abbiamo uno comune: la paura. Paura che sia peggio denunciare che stare in silenzio. Ogni donna vive tutta la sua vita nuotando in un mare di molestie, dai palpeggiamenti indesiderati della pubertà a quelli da adulte in metropolitana, alla violenza che contengono molti pseudo-complimenti, pacche sul culo e allusioni sessuali a getto continuo. Qualcuna ha la disgrazia di essere stuprata e ne porterà i segni per tutta la vita: la vagina non è un fodero, un vuoto passivo, è il nostro centro vitale, connesso con il cervello. L’Istat dichiara «6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.». Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Le molestie sessuali provengono nella maggior parte dei casi da sconosciuti (76,8%). I numeri sono sottostimati, io stessa intervistata dall’Istat durante la campagna di rilevazione statistica alcuni anni fa, ho omesso un episodio dell’infanzia, per vergogna. Eppure ero la vittima.

donne-giraffa-2Non mi interessa sapere se Asia Argento, o altre, hanno accettato un ricatto sessuale, se hanno ottenuto qualcosa, se hanno prostituito il loro talento, perché non è questo il punto: il punto è che gli uomini esercitano da sempre questo meschino potere sulle donne. Ne abbiamo abbastanza. Perché 3 MILIARDI e 750 MILIONI di femmine della specie umana attualmente viventi sul Pianeta possono raccontare una storia comune di molestie, controllo sessuale, controllo di genere, oppressione, sfruttamento del lavoro, sfruttamento sessuale. Impossibilità di autodeterminarsi. Nei casi più gravi riduzione in schiavitù, matrimoni precoci, mutilazione dei genitali, deformazione di parti del corpo, sottoalimentazione, mancata istruzione, aborto selettivo, infanticidio e femminicidio.

Una volta le donne erano il 50% della popolazione mondiale: oggi, in seguito a decenni di aborti selettivi e infanticidi in Cina e India, il rapporto è di 107 uomini per 100 donne (dati del 2013). Capite quante bambine sono state uccise perché considerate inferiori ai maschi? In molte società picchiare la moglie è un diritto del marito, o sposare lo stupratore un dovere per la donna. Queste non sono “tradizioni”, non è folklore, si chiama oppressione di genere. Cerchiamo di non avere l’occhio miope, è necessario estendere lo sguardo su tutto il Pianeta per capire la portata mondiale del fenomeno e se vogliamo un cambiamento dobbiamo essere unite. Noi donne occidentali siamo quelle fortunate, quelle liberate, quelle che da poco più di 100 anni grazie al Femminismo hanno cominciato piano piano a sfaldare un potere assoluto che sembrava granitico: oggi possiamo studiare, possiamo lavorare ed esse autonome, sessualmente libere, possiamo scegliere se avere figli o non averli, non siamo obbligate a sposarci, abbiamo pari diritti politici e civili. Possiamo contribuire al progresso dell’Umanità, possiamo lasciare un segno del nostro passaggio su questo Pianeta. È un privilegio che non abbiamo mai avuto in migliaia di anni, è un privilegio che dovremmo avere tutte. Siamo incredibilmente fortunate rispetto a molte altre donne, per questo abbiamo la responsabilità di essere unite per migliorare la vita di tutti.

Come diceva Emmeline Pankhurst «Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, così loro possono aiutare a liberare l’altra metà». Emmeline Pankhurst scriveva queste parole 100 anni fa, parole meravigliose che contengono la più grande delle verità: anche l’uomo deve essere liberato, perché l’attuale deriva umana e ambientale ha una connotazione suicida, come quella di un cancro che devasta l’organismo in cui vorrebbe riprodursi all’infinito, fino ad ucciderlo. Ne parlo nel libro “Alle donne piace soffrire?”, dove uno dei fil rouge è l’abnorme “desiderio di dominio” sugli altri di cui l’uomo soffre da migliaia di anni.

Ripensando alle parole di Asia Argento, che racconta di un Weinstein grosso tre volte lei, mi è venuta in mente una metafora che Virginia Woolf utilizza nel libro “Una stanza tutta per sè” (1929): «[…] per secoli gli uomini hanno usato le donne come specchi in grado di riflettere la loro immagine opportunamente ingigantita […]». L’esercizio del “dominio sugli altri” si è sempre basato sulla predominanza fisica e sull’abile costruzione di un senso di inferiorità nelle donne: per migliaia di anni ci è stato detto che eravamo fisicamente e mentalmente inferiori, che il nostro unico compito era procreare e accudire un marito, che dovevamo essere caste e angeliche. Qualcuna doveva essere puttana, e vivere da reietta. La storia del dominio degli uomini sulle donne si potrebbe intitolare “Come disinnescare il potenziale umano delle donne”, un vademecum per l’oppressione di genere, nella cui bibliografia figureranno i testi sacri dei tre monoteismi (tutti grandi sostenitori della nostra inferiorità, come descritto in “Dio odia le donne” (2016) di Giuliana Sgrena), come pure il saggio “L’inferiorità mentale della donna”  di Paul Julius Möbius (1900), e non mancherà il recente manifesto sessista (2017) di James Damore, ex ingegnere di Google, che ha teorizzato “differenze biologiche” che renderebbero le donne inadatte in alcuni ambiti lavorativi più tech, ignorando totalmente l’esistenza degli stereotipi di genere e come questi siano sempre stati utilizzati per condizionare lo sviluppo mentale delle persone.

specchi_gattoDiamo ancora uno sguardo allo specchio di Virginia Woolf: «Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura dell’uomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. Senza quel potere la terra forse sarebbe ancora tutta giungla e paludi.  […] Quale che sia l’uso che se ne fa nelle società civili, gli specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica». Ma se la donna « […] comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita. Come farebbe lui a continuare a esprimere giudizi, a civilizzare indigeni, a promulgare leggi, a scrivere libri, a vestirsi elegante e a pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedere se stesso, a colazione e a cena, ingrandito almeno due volte la sua stessa taglia?».

Rojda Felat
Rojda Felat, la comandante delle truppe curde che hanno liberato Raqqa

Diciamola la verità, e rompiamo l’incantesimo del maledetto specchio magico: siamo state divise e rese vittime di una sopraffazione di genere per migliaia di anni. Questo è più che biasimabile, è spregevole. Quella immagine del fanfarone nello specchio allora diventa minuscola, meschina, e rischia di fare un torto a tutti gli uomini che sono diversi, a tutti quelli che rispettano le donne. Ora ci troviamo in un bel punto della Storia dell’Umanità: possiamo essere testimoni e protagoniste di una svolta epocale, un momento magico atteso dal 10.000 a.C.. Immaginate le donne che si prendono per mano, si uniscono politicamente e socialmente per liberare tutte le donne oppresse nel mondo, perché il dolore delle altre è il nostro dolore. Con noi ci sono uomini che non hanno paura né bisogno di uno specchio deformante per sentirsi importanti. Non so come, ma se vogliamo tutto è possibile. Guardiamo le donne che stanno alzando la testa nel mondo, Women Wage Peace in Israele e Palestina, o le curde che hanno liberato Raqqa dall’Isis, le combattenti che proteggono le donne e costruiscono la pace.

L’unione fa la forza e il mondo è pieno di focolai di cambiamento.

Betty Argenziano

1 Comment

  1. La bellezza è solo un canone, quello Occidentale sta diventando dominante in tutto il mondo al punto tale che le persone sono indotte a ricorrere alla chirurgia cambiando i propri tratti somatici (es. naso in Iran e occhi in Asia); in molte parti del mondo invece il bello continua ad essere molto, ma molto, diverso da come lo intendiamo noi, quindi vedi che il Mito esiste eccome. Dovresti leggere Il Mito della Bellezza di Naomi Wolf, è una pietra miliare tra i saggi sull’argomento.

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