LOVE YOUR VAGINA

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opera dell’artista Liv Strömquist

“Gli uomini fanno la guerra, le donne no. Credo che sia invidia dell’utero: gli uomini fanno così spesso la guerra perché hanno bisogno di sanguinare periodicamente”. (Daniele Luttazzi). Però diciamo la verità, non tutto il sangue è degno di rispetto: mentre quello di una ferita da guerra è “onorevole”, il sangue delle mestruazioni è considerato disgustoso. Pensate all’assurdità: la guerra provoca atrocità e morte, e il sanguinamento dell’utero di una donna indica semplicemente che è capace di generare la vita. Quando disvalori e valori vengono invertiti e distorti dalla cultura misogina, si realizzano ossimori stupefacenti.

Il sangue fa sempre un po’ senso da qualunque parte esca, ma se perdi sangue dal naso non provi vergogna. Se ti esce dalla vagina sì. D’accordo, il naso non è un organo genitale occultato nelle mutande, ma in ogni caso l’accanimento culturale contro la culla delle nostre vite è sempre stato smisurato e folle. Esiste una lunga, millenaria tradizione di colpevolizzazioni, funzionale al controllo del nostro corpo, che riesce ancora oggi ad avere pesanti conseguenze sulla vita delle donne: in alcuni Paesi del mondo le donne mestruate sono ancora considerate infette, e cinque giorni al mese la loro libertà è limitata nei modi più mortificanti, e per farle sentire impure e inferiori agli uomini sono stati creati dei sistemi di “apartheid”. Segregazione di genere.

C’è una lunga tradizione di superstizioni intorno al ciclo femminile, come racconto nel libro “Alle donne piace soffrire?” nel paragrafo “La fobia delle mestruazioni”: “[…] sino a poco tempo fa accettavamo l’idea che se la donna mestruata avesse toccato una pianta questa sarebbe seccata, un fiore sarebbe appassito, un frutto non sarebbe maturato, il mosto si sarebbe guastato, il ferro arrugginito, o il pane non sarebbe lievitato, insieme a tante altre superstizioni sessiste sempre a senso unico […]”. Qualche ottimista crede che queste superstizioni sostenessero la donna durante il ciclo esonerandola dal lavoro, ma se non poteva montare la maionese o far fallire altre ricette di cucina, sicuramente poteva spaccarsi la schiena a fare dell’altro. cartello BaliAncora oggi in tutti i Paesi nei quali la donna non è emancipata vigono assurde discriminazioni basate sulla superstizione e la stigmatizzazione, come dimostra questo cartello all’ingresso di un tempio di Bali (Indonesia): Attenzione! È proibito entrare senza un abbigliamento decente e alle donne con le mestruazioni. Grazie.

Pensate che in India nei casi per fortuna sempre più rari nei quali una vedova “decide” di bruciare sulla pira col defunto marito, non può farlo se è mestruata. È l’unico caso in cui una donna può dire “che culo, mi è venuto il ciclo!”.

Dove ha origine questa insensata discriminazione ad estensione planetaria per la ciclica e fisiologica espulsione dell’endometrio dai nostri uteri? A parte l’atavica invidia dell’utero, questo organo magico col quale solo le donne possono creare la vita, con le società patriarcali non è più stato “nostro”, e le cose sono cambiate nella cultura occidentale solo da pochi decenni. Le donne sono sempre state “fattrici”, obbligate ad avere molti più figli di quanti ne desiderassero. Lo stesso etimo della parola MATRIMONIO esplicita la mera finalità procreativa: La parola italiana matrimonio continua la voce latina matrimonium, formata dal genitivo singolare di mater (ovvero matris) unito al suffisso –monium, collegato, in maniera trasparente, al sostantivo munus ‘dovere, compito’” (Accademia della Crusca). Compito di madre. Mettiamoci poi gli accordi economici matrimoniali, la dote, il prezzo della sposa, la controdote, e il quadretto avvilente è completo: altro che utero in affitto, la donna passava di proprietà dal padre al marito, e per millenni ha dovuto solo procreare, accudire figli, casa e consorte. Le mestruazioni significavano che non stava facendo il suo dovere matrimoniale di procreatrice, così le società patriarcali di tutto il mondo hanno inventato i tabù sulle mestruazioni per disincentivarle, per colpevolizzare e mortificare la donna quando non era gravida o non stava allattando. Considerare la donna mestruata infetta e devastante per le cose belle (cibo, piante, fiori, frutti, ecc.) è una sorta di “bullismo”, come se quel sangue fosse un escremento radioattivo, quando invece tra quelle magiche mucose ci abbiamo vissuto tutti nove mesi. Rimango sempre sorpresa, in qualche modo affascinata, dalla perversione mentale di quegli antichi patriarchi che riuscirono per migliaia di anni a ribaltare il prestigio sociale della donna, capace di creare la vita e di godere sommamente della sua sessualità, e ridurla alla schiavitù, così come l’umanità più spregevole ha sempre fatto con tutti gli esseri considerati inferiori per trarne un beneficio economico. Ancora oggi nelle nostre società occidentali una donna senza figli è spesso considerata incompleta e non realizzata, a differenza dell’uomo senza figli. Questo è retaggio della stessa cultura patriarcale che ha demonizzato in modo manipolatorio le mestruazioni come impure e contaminanti, in un quadro più esteso e crudele di controllo della mente e del corpo delle donne.

E così cinque giorni al mese siamo alle prese con questo “vergognoso” sanguinamento: anche se in Occidente tutte le superstizioni sul ciclo sono superate, strisciamo contro i muri con le pochette contenenti assorbenti e salviette, oppure ci infiliamo rapide un assorbente in tasca senza farci vedere e filiamo in bagno per il cambio. Cerchiamo di nasconderci perché la battuta sessista sul nervosismo da ciclo, una delle preferite dagli uomini, incombe tutto il mese figuriamoci in quei giorni. Lo celiamo perché è un ambito intimo, certo, ma forse anche perché permane a livello inconscio quell’antico retaggio centrato sul senso di colpa per non essere gravide. D’altra parte ha funzionato così per migliaia di anni.

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opera dell’artista Liv Strömquist

Tabù mestruale e arte. Qualcuno sta provando a sdoganare il sangue mestruale, come l’artista svedese Liv Strömquist:  la metropolitana di Stoccolma ha esposto nella stazione di Slussen alcune immagini realizzate da Strömquist concepite per infrangere questo tabù duro a morire: una delle opere recita «It’s Alright (I’m Only Bleeding)», «Va tutto bene (Sto solo sanguinando)». Qualcuno ha definito le immagini “disgustose”, a dimostrazione che il tabù ha bisogno ancora di energiche spallate per crollare.

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Jen Lewis – Beauty in Blood

Negli Stati Uniti l’artista Jen Lewis fotografa il proprio sangue con il marito, realizzando magnifiche foto con l’obiettivo di normalizzare nel quotidiano la presenza del ciclo: il progetto dal titolo “Beauty in Blood” celebra le mestruazioni per eradicare lo stigma. Se pensiamo che il ciclo consente la vita alla specie umana, è un po’ come cercare di rendere simpatica l’aria che respiriamo.

Nel video che segue, invece vediamo una ironica celebrazione del ciclo in musica (Interpreti: Sarah Bishop, Greta Lee Jackson, Adele Vuko, Stephanie Tiltman, Paul Michael Ayre, Henry Hereford, Michael Cutrupi, Cyrus Henry, Jared James. Musica di: Casual Psychotic), che io trovo spassosa, I got that Flow, soprattutto gli uomini che ballano con decine di assorbenti attaccati addosso.

Dio disse alla “peccatrice” Eva, dopo che ebbe mangiato l’indigesta mela: “pagherai col sangue! Ma in comode rate mensili”. Mica vero, occorrono anche i soldi in questa faccenda. Come se non bastassero lo stigma, la vergogna e l’imbarazzo, ci si mette anche il portafoglio a sanguinare: gli assorbenti, che sono indispensabili alle donne per circa 40 anni della loro vita, costano. E di solito non ce ne basta solo un tipo: ne occorrono una vasta gamma, secondo le situazioni, dai salvaslip, ai tamponi interni, quelli per la notte che devono durare 8 ore, quelli più sottili per il flusso più leggero, e via di seguito. La caratteristica usa-e-getta di questi articoli li rende perfetti per sbarazzarci in un amen del rifiuto, che consideriamo più radioattivo del reattore 2 di Fukushima.

Ci sono alcune cose davvero odiose in questa faccenda, e dobbiamo porvi rimedio:

  1. L’IVA al 22%, pur essendo un genere di prima necessità
  2. Il materiale misterioso di cui sono fatti gli assorbenti

Per il primo punto: nel 2016 i deputati di Possibile (Pippo Civati) hanno proposto la Tampon Tax ovvero l’abbassamento dell’IVA al 4%, cioè l’aliquota dei beni di prima necessità. Sarebbe doveroso perché è sommamente ingiusto svantaggiare ulteriormente le donne con l’accanimento della massima IVA, considerando che durante il ciclo talvolta devono ricorrere anche all’acquisto di antidolorifici; si vede che compriamo proprio tanti assorbenti e non vogliono rinunciare  al cospicuo gettito d’imposta, perché sono passati quasi due anni e l’IVA è sempre al 22%. Ma c’è la soluzione: smettere di comprare assorbenti usa e getta, come già molte donne stanno facendo rivolgendosi a soluzione alternative, che vediamo più avanti.

Il secondo punto è piuttosto inquietante: sulle confezioni non c’è scritto nulla, noi diamo per scontato che un assorbente “igienico” sia concepito per stare in aderenza con le nostre mucose senza provocare danni. Siamo sicure? Rayon, cellulosa, cotone, gel polimeri, plastica, colle; quelli interni rayon, cellulosa, cotone, polipropilene, polietilene e poliestere. A contatto per ore con la nostra vagina. Come possiamo essere sicure che siano innocui e patata-friendly se impiegano fino a 500 anni per biodegradarsi? Tutte le industrie di assorbenti producono anche pannolini per bambini e per adulti incontinenti, ed è per questo che sono fissati con il claim “fresca e asciutta”, che per la vagina è invece una fregatura, essendo una mucosa deve essere calda e umida (al punto giusto). Asciutto è auspicabile per il sederino di un bambino o il sederone di un nonno.

Il fatto è che gli assorbenti (sia quelli per il ciclo sia i pannolini per bambini, e quelli per gli incontinenti) sono un business da quasi un miliardo di euro solo per il più grande produttore italiano, a cui vanno sommati tutti gli altri. E lo smaltimento? Ammontano a centinaia di tonnellate i rifiuti generati dagli assorbenti usa e getta. Altri costi per la comunità e per l’ambiente. Se è vero, come sostiene uno studio americano, che una donna consuma mediamente nell’arco della propria vita un numero di circa 16800 tamponi, e parliamo solo di interni, immaginate l’impatto ambientale quando nella sola Europa Occidentale sono 90 milioni di donne che consumano 24 miliardi di assorbenti in 40 anni di cicli mensili.

Sono circa 450 mestruazioni a donna nell’arco della vita fertile. Una volta erano meno, solo 160 cicli: il menarca arrivava più tardi, a volte il ciclo spariva per malnutrizione, le gravidanze erano molte di più e con lunghi periodi di allattamento; il “bullismo da ciclo” funzionava alla grande, e le donne si dedicavano all’unico lavoro che era loro consentito.

COPPETTE VARIELa Rivoluzione passa per la COPPETTA. A me più che altro sembra una campanella che suona a festa, perché è davvero una rivoluzione: addio tamponi interni, addio assorbenti esterni. E così si risolvono in un colpo solo l’IVA assurda e il problema ambientale. Certo al momento dell’acquisto oggi la pagate con l’IVA al 22%, ma per dieci anni avete finito di sborsare denaro. Sebbene le prime coppette mestruali abbiano già mezzo secolo, si stanno diffondendo nell’ultimo decennio di pari passo con l’aumento della sensibilità ambientale e la confidenza con il proprio corpo: è infatti indispensabile infilare due dita nella vagina e afferrare il gambo o l’occhiello, a seconda del modello, e tirare giù la coppetta. L’inserimento è facilissimo, come potete vedere nel video che ho trovato su youTube:

Anche questo video è utilissimo per entrare nell’argomento, dove una ostetrica spiega anatomia e utilizzo della coppetta, e i vari tipi di coppette e come sceglierla:

La rimozione è un po’ meno agevole, e la prima volta magari vi verrà un po’ di agitazione se non riuscirete ad afferrarla: niente paura, bisogna aiutarsi con i muscoli pelvici e spingere, diventa facilissimo già al primo ciclo. Dovete provarla, vi cambia la vita, la cambia al vostro portafoglio, all’ambiente, alla vagina che di sicuro preferisce il silicone ai tamponi: avete presente quando usate i tamponi l’ultimo giorno del ciclo e quando lo estraete ha asciugato talmente tutto che vi sembra di stare per risvoltare la vagina come un calzino? Ecco, con la coppetta non succede. In più c’è l’assenza totale di odori, che non dipendono dal nostro sangue come ci hanno voluto sempre far credere, ma sono di solito causati dai materiali degli assorbenti tradizionali. Si può usare anche di notte, l’unico rischio è dimenticarsi di averla e tenerla troppe ore, perché è comodissima. Per sceglierla guardate i modelli, leggete gli articoli (ad esempio le recensioni di Letwomen), verificate lo stato del vostro pavimento pelvico con il ginecologo. Personalmente ho agito d’impulso e acquistato una Mooncup di puro silicone, e siamo andate subito d’accordo: ma in genere per scegliere quella adatta al nostro corpo, dovremmo compiere considerazioni più articolate, e per questo consiglio di documentarvi accuratamente e di vedere i video che ho allegato. A me è andata bene alla prima, ma non vi consiglio lo stesso sconsiderato modo di approcciarvi alla coppetta, perché potrebbe non avere esito altrettanto felice e voi potreste rinunciare a qualcosa di davvero rivoluzionario. L’investimento si ripaga in sei mesi, ma molto prima in praticità, e dura una decina d’anni. Mi dispiace solo non aver regalato alla mia yoni questo benessere vent’anni fa. Un altro aspetto davvero interessante è il rapporto con il sangue: lo vedete liquido, non assorbito, e la prima volta è strano quando lo versate nel gabinetto, ha un colore bellissimo, come nelle foto di Jen Lewis. È vostro: non è infetto, non è radioattivo, non ha l’odore schifoso che innesca sugli assorbenti, non è un escremento di cui disfarsi in fretta, anzi vi è qualcosa di sacro da contemplare mentre lo versate e vi riconcilia con il vostro corpo. Potete controllare quantità e colore, che sono indicatori del vostro stato di salute. Inoltre la coppetta raccoglie solo il sangue e non assorbe anche il muco cervicale che contribuisce all’equilibrio della flora vaginale. Altri benefici alla spicciola: non dovete più dedicare spazio nella dispensa o nel bagno agli assorbenti. Niente assorbenti in borsa, questa sì che è una rivoluzione! Non dovete nascondere gli assorbenti quando entrate o uscite dal bagno. Al mare o in piscina non si inzuppa come i tamponi. E infine ma non ultimo, non provoca irritazioni. Regalate coppette a figlie, sorelle, madri, zie,  mogli, fidanzate. La coppetta è la vera rivoluzione, per voi come donne e come consumatrici.

Se siete ancora vergini potrebbe lacerare l’imene: a me pare un vantaggio, non avendo io riconosciuto mai alcun valore alla verginità, ma in altri contesti culturali l’opinione in merito potrebbe essere più conservatrice. Attenzione anche se avete esagerato con la nail art e avete unghie lunghe e affilate capaci di asportare via una noce di carne, senza neppure riuscire ad afferrare la coppetta. La vagina non ama le unghie lunghe.

[Love your vagina é una delle campagne pubblicitarie di Mooncup con dei video simpatici]

ALTRE ALTERNATIVE AGLI ASSORBENTI

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la colla vaginale
  1. assorbenti usa e getta biodegradabili;
  2. assorbenti interni lavabili: buffi, sembrano o.b. fatti all’uncinetto (acquisto e faidaté);
  3. spugne naturali e dischi in spugna sintetici da inserire in vagina;
  4. assorbenti esterni lavabili (acquisto e faidaté, esistono anche tutorial);
  5. mutande assorbenti lavabili (es. Thinx);
  6. colla: composta da una combinazione di amminoacidi ed oli naturali, incolore e inodore, il Mensez adhesive vaginal lipstick ha l’aspetto di un rossetto ma ci si incollano le piccole labbra per trattenere il sangue (?);
  7. flusso istintivo libero: sistema teorizzato da una psicologa/sessuologa francese, Marjorie Cambier, che consiste nell’imparare a controllare il rilascio del flusso, come si fa con l’urina e le feci, con l’uso dei muscoli vaginali e del perineo. Secondo coloro che lo praticano, è solo necessario avere a disposizione un bagno all’occorrenza;
  8. soppressione del ciclo per via ormonale, come teorizzato dal dr. Elsimar Coutinho, autore del libro Is Menstruation Obsolete?, che afferma che il ciclo è un’invenzione della società civilizzata, e che gli altri mammiferi non sanguinano (tra tutte la meno consigliabile, può comportare una sorpresa assai sgradita, l’osteoporosi).

Qui di seguito un istruttivo video di PlayGround sulla rivoluzione della coppetta mestruale e degli assorbenti lavabili.

Esiste anche una spugnetta mestruale che si inserisce in prossimità della cervice uterina e che impedisce al sangue mestruale di uscire durante un rapporto sessuale (Flex), ha quindi una funzione temporanea. A proposito, non sottovalutate i vantaggi del sesso durante il ciclo:

  • Le mestruazioni finiscono prima, perché l’orgasmo accelera il distacco dell’endometrio dall’utero:
  • L’orgasmo allevia la tensione e i dolori mestruali.

 

Brevissima storia degli assorbentimenstration-belt-850x1233

Non esiste molta documentazione antica, probabilmente i “flussofobi” hanno dato alle fiamme qualunque reperto, al solito considerato infetto. La vita prima dell’invenzione delle mutande deve essere stata proprio dura per le donne, perché il flusso veniva assorbito da stoffe passate in mezzo alle gambe e trattenute da una legatura in vita; hanno assorbito il nostro sangue papiri arrotolati, fiori di cotone, muschio, spugne, pelli di animali, pezze, stracci, qualunque cosa avesse porosità e morbidezza. “Gli assorbenti usa e getta, sono stati creati da un’idea di Benjamin Franklin per fermare il sanguinamento dei soldati feriti in battaglia. Da questa scoperta, Johnson & Johnson nel 1888 crearono i primi usa e getta destinati esclusivamente al pubblico femminile, venduti nello stesso anno in America. Inizialmente le prime ad utilizzare gli assorbenti usa e getta, creati dalle bende ottenute dalla pasta di legno (cellulosa mista a cotone), furono le infermiere, che avevano più facilmente la possibilità di accedervi, anche se troppo costosi da buttare. Kotex, una marca conosciuta all’epoca, sfruttò l’idea delle infermiere, pubblicizzandoli e mettendoli in commercio nel 1888, lo stesso anno di Johnson & Johnson” (da Wikipedia). Nel 1931 un tizio americano, tale dottor Earle Haas inventò il tampone interno, che venne poi prodotto da Gertrude Tendrich che fondò la Tampax nel 1933. Ma in Italia si sono continuate ad utilizzare per parecchio pezze e stracci, fino a quando non sono comparsi sul mercato gli assorbenti usa e getta. Del 1960 è l’invenzione della coppetta, che però si è diffusa solo negli ultimi decenni.

Per molto tempo non abbiamo pensato al mare di rifiuti prodotti con l’usa e getta, così oggi stanno tornando in auge gli assorbenti lavabili in fogge funzionali e persino gradevoli. A questo tipo di assorbenti sono legate anche iniziative volte a fornire kit alle donne che non possono permettersi l’acquisto dei dispositivi; non succede solo nei paesi più poveri dove le ragazze saltano la scuola per incapacità di gestire il ciclo fuori casa. Qui trovate il tutorial di Letwomen, una organizzazione che cerca volontarie per realizzare kit di lavabili: LetWomen “crede fermamente che la dignità sia un diritto fondamentale di tutte le donne, e che questo diritto passi anche attraverso la possibilità di vivere serenamente il momento del ciclo mestruale“. Pensate che in India il 23% delle ragazze si ritira da scuola quando cominciano le mestruazioni. Che il 41% delle ragazze in Nepal perde la scuola durante il ciclo. Che il 25% delle ragazze in Etiopia non usa prodotti per le mestruazioni. Globalmente, si stima che un milione di ragazze perda per il ciclo il 20% dell’anno scolastico.

In Scozia si stanno organizzando per fornire prodotti sanitari a donne e ragazze che non se li possono permettere e usano carta igienica o calzini al posto degli assorbenti, oppure acquistano assorbenti ma li cambiano meno del necessario per risparmiare. In Uganda quest’anno una donna, Stella Nyanzi, é stata arrestata per aver criticato il presidente, reo di non aver mantenuto la promessa di supportare l’istruzione delle ragazze fornendo i sanitari necessari. In Kenia invece il governo si é impegnato per farsi carico dei sanitari delle ragazze, e noi siamo ancora con l’IVA al 22%.

Ho trovato questo video sul sito di Global Citizen, dove viene chiesto a dei bambini di parlare del ciclo delle donne. Sono stupendi. Ve l’ho tradotto per chi non avesse dimestichezza con l’inglese.

Betty Argenziano

Oh si, il ciclo della donna… Ohh Dio!

Il periodo di matematica, periodo di lettura…

Il ciclo è quando una donna una volta al mese, il sangue esce dalla sua vagina

Il periodo dura da 5 minuti a 1 ora, dipende se sei al telefono o no

Come, é un casino e un po’ schifoso

Sarebbe imbarazzante se sanguinassi ogni mese o giù di lì

Oh mio Dio! Cosa, in nome del formaggio? [n.d.r. qui non so, forse è slang?!]

È per i piedi? [guardando un assorbente]

*Canzone*

Come il tuo sangue, lo sta succhiando un po’ come le sanguisughe

*voce fuori campo*: “qualche volta le ragazze e le donne che hanno il ciclo nel mondo, non possono assolutamente lasciare le loro case per un’intera settimana”

Come si pensa possa andare a scuola? Come di pensa possa imparare? Come si pensa possa avere un’educazione?

Moltiplicazioni, divisioni, addizioni…

Non puoi fare una doccia in alcune culture?!

Ragazzo, non saresti vivo se non ci fosse una donna adesso!

Così, la gente dovrebbe trattarle con cura…

Non stanno chiedendo di avere il ciclo. È proprio una cosa naturale che succede, così quando succede, non penso dovrebbero essere punite per questo.

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