Le catene invisibili

manette simboli sesso
Nei mesi scorsi con il lancio dell’hashtag #HowIWillChange (Come cambierò?) gli uomini più volenterosi si sono chiesti come sia possibile modificare quella che pare essere una marcata propensione alle molestie sessuali e all’abuso di potere, se è l’istinto che comanda queste azioni: “l’uomo è cacciatore” e se non spara, che uomo è? 

È curioso come tutti noi ci illudiamo di seguire il nostro istinto, e in modo particolare l’uomo cacciatore. Invece siamo modellati da condizionamenti culturali che agiscono con addomesticazioni profonde, capaci di inibire o esaltare gli impulsi naturali. Così è luogo comune che le donne abbiano istinti sessuali meno esuberanti, e gli uomini siano quelli dagli appetiti incontenibili. Goethe diceva con lucida saggezza “Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”: “il porco” è una costruzione culturale, come lo sono la santa e la puttana. I nostri ruoli sono un’invenzione culturale, una finzione degna di The Truman Show, che spesso deraglia nel patetico: l’addestramento avviene ovunque con agghiacciante omogeneità e si basa sull’apprendimento di stereotipi di genere, modelli che assorbiamo da bambini, fin dai primi mesi di vita, e che diventano le nostre catene invisibili di schiavi.

È curioso notare come il sistema basato sugli stereotipi di genere sia diffuso quasi ovunque nel mondo e si traduca in strutture economiche e sociale patriarcali. Un esempio chiarificatore: il 90% di tutti i Paesi del mondo hanno almeno una differenza legale tra donne e uomini, che limita le opportunità delle donne con variegate forme di sessismo e oppressione del genere femminile. Per questo motivo le discriminazioni di genere sono vere e proprie forme di razzismo, invisibili a noi stessi.

Ho letto un bellissimo articolo di Faith Salie (giornalista, scrittrice, attrice, comica, conduttrice televisiva e radiofonica americana) pubblicato nel dicembre scorso su Time.com che testimonia il diffondersi di una nuova consapevolezza, si intitola How to Raise a Sweet Son in an Era of Angry Men (Come allevare un figlio dolce in un’era di uomini arrabbiati):

Ore dopo aver dato alla luce il mio primo figlio, mio ​​marito cullò tutti i 2,3 chili del nostro ragazzo e disse, gentilmente, “Ciao, Pisello Dolce.” Non “Amico” o “Piccolo Uomo”. Pisello Dolce. La parola mi riempì di conforto inaspettato. Come la maggior parte dei genitori, sapevamo come avremmo chiamato nostro figlio, ma non avevamo mai discusso come avremmo parlato con lui. Stavo assistendo all’impegno di mio marito a crescere un ragazzo dolce.

Perché questo è ciò di cui il mondo ha bisogno ora, con urgenza: ragazzi dolci e persone che li crescano.  

Ci sono così tanti uomini arrabbiati tra noi. Ci sono anche donne arrabbiate, ma stanno solo iniziando a reclamare questa emozione che è stata loro a lungo negata. La rabbia pubblica delle donne distribuisce messaggi intenzionali – sono i pussy hats [sono i cappelli rosa della protesta contro Trump: viene da pussy cat che significa gattina, ma anche figa nello slang, n.d.T] che reclamano il nostro tempo e #MeToo. È il tipo di rabbia che dà voce alle ragazze. La rabbia degli uomini prova ad arrestare le voci degli altri. Le donne di oggi più arrabbiate si galvanizzano; gli uomini di oggi più arrabbiati assassinano.

Un uomo usa la sua macchina per uccidere un manifestante anti-nazista. Un uomo spara a un deputato al suo allenamento di baseball. Un uomo commette un omicidio di massa ad un concerto a Las Vegas. Un uomo massacra i fedeli nella loro chiesa. Un poliziotto massacra la sua famiglia. (Continua QUI)

Oppure un ragazzo entra armato a scuola e fa una strage. L’elenco delle violenze maschili sembra infinito. Gli uomini di tutto il mondo hanno un problema con la violenza, la rabbia e con l’oppressione dei più deboli, in particolare delle donne, al punto che secondo il Rapporto 2017 di Amnesty International si può affermare che questo “Non è un Pianeta per Donne e bambini”: la rabbia non si scatena solo quando le donne reclamano diritti, ma è strutturale quasi in tutte le società, vedi per esempio quei Paesi nei quali donne e ragazze sono discriminate, abusate ed emarginate con il supporto delle leggi. Dal Rapporto si apprende anche che non c’è da stare tranquille neppure nel mondo Occidentale e come a livello mondiale sia in corso una vera e propria campagna atta a mettere in pericolo i diritti delle donne, conquistati a così caro prezzo, a cominciare da quelli riproduttivi”. Nel mondo abbiamo molte forme di sottomissione e violenza, spesso socialmente accettata. Che non sia un Pianeta per donne lo si capisce dalla diffusione e dalla varietà delle violenze, alcune tipicamente occidentali, altre caratteristiche di aree del mondo in cui le donne non sono emancipate: il femminicidio, gli stupri di guerra, le mutilazioni genitali femminili i matrimoni precoci, gli abusi sessuali e le molestie, la mancanza di accesso all’istruzione, l’obbligo di procreare, i tabú, la povertà. Sì perché le donne sono la fascia di popolazione più povera al mondo.

devil_angelSi potrebbe frettolosamente dedurre dalle statistiche che gli uomini sono cattivi e le donne sono buone; le donne sono deboli e gli uomini forti, le donne sono gentili e gli uomini rudi, le donne sono materne e gli uomini insensibili, le donne sono monogame e gli uomini insaziabili inseminatori. Sono tutti stereotipi di genere, costruiti e consolidati nei millenni perché questo modello culturale ed economico ha consentito alla specie umana di crescere e dominare il mondo. Il progresso umano si è fondato su una forma di  schiavitù di genere. Se questo poteva avere un senso come strategia di sopravvivenza  e crescita della specie, oggi francamente non solo possiamo farne a meno, ma si sta rivelando un pessimo affare per il Pianeta e noi stessi.

Le-amazzoni-del-Dahomey-03Le donne non sono buone, sono addomesticate per essere buone. Nella storia dell’umanità ci sono state donne feroci e spietate, temute più degli uomini per la loro crudeltà, come per esempio le guerriere chiamate Amazzoni del Dahomey, il corpo militare femminile addestrato per garantire la sicurezza del re del Dahomey, nel XIX Secolo (l’attuale Repubblica del Benin). Tutti possiamo essere qualunque cosa, donne e uomini, dipende da come veniamo addomesticati, buoni o cattivi, deboli o forti, remissivi o oppressivi. Creativi o distruttivi.

Come addomestichiamo le persone? Forzandole in un sistema binario che non ammette eccezioni. La sessualità invece è naturalmente variegata e in modo sorprendete: è polimorfa. Quale beneficio cerchiamo nel ridurla al sistema binario? Procreativo. Ma ormai siamo più di 7 miliardi di persone, possiamo darci serenamente una calmata sul fronte riproduttivo. Il sistema binario prevede solo uomini duri dominanti e donne docili sottomesse. Eterosessuali. Le altre inclinazioni sessuali appartengono a sottospecie umane non dominanti.

Nel video che segue vedrete un esperimento molto eloquente sulla pervasività degli stereotipi nell’accudimento dei bambini, e quanto siano alti i livelli di inconsapevolezza degli adulti nell’applicazione degli stereotipi di genere. Questi comportamenti sono di solito castranti per le bambine, in modo da plasmare donne deboli.

BLU: INGREDIENTI PER OTTENERE UN UOMO VERO

Prendi un bambino. Vestilo con abiti confortevoli di lunghezza adeguata, dai colori sobri, blu, verde, marrone; i suoi piedini calzeranno scarpe comode e stabili, che gli permettano di correre e saltare, ed esplorare agevolmente lo spazio. Se vuoi che diventi un maschio alfa, fallo giocare con i robot, i dinosauri, le macchinine e i camion, con armi laser, spade, fucili e pistole, che gli serviranno per imparare a dominare gli altri; fallo arrampicare sugli alberi, andare in bicicletta, uccidere piccoli animali, essere irrequieto, vivace e curioso. Nei giochi di ruolo suggeriscigli figure di prestigio, il dottore o il chimico. A carnevale indosserà i panni di Zorro, Spiderman o Superman. Consentigli di esplorare il suo corpo e scoprire il suo pisellino, che d’ora in poi sarà il suo migliore amico e per tutta la vita non smetterà mai trastullare. Compragli libri i cui protagonisti siano maschi, avventurosi, coraggiosi, vincenti. Digli che le bambine gli sono inferiori: perché piangono, perché sono più deboli, non sono avventurose, non sanno correre o tirare a un pallone, giocano con cose stupide e noiose come le bambole, sono appiccicose, imbranate e vanitose. E non capiscono la matematica. Digli che non può piangere: solo chi è inferiore mostra le sue debolezze e la vulnerabilità, come femmine. Può provare rabbia, sentimento squisitamente maschile che si traduce in azione, anche violenta purché azione. Assolutamente vietato: il rosa, i cuoricini, le bambole, spingere passeggini, giocare a cucinare, sfogliare i petali dei fiori, desiderare abbracci, avere paura, amare le cose delicate. Solo se sarà duro e forte tu lo amerai. Digli che è intelligente per renderlo felice.

Quale rischio corre se non segui il copione? Che diventi gay, e nessuna coppia vuole un figlio ‘recchione. Va benone se da grande sarà uno stupratore, ma basta che sia eterosessuale! Sinceramente, cosa ce ne frega con chi andrà a letto da grande? Non sarebbe meglio coltivare la gentilezza come la forza più grande in una persona? Chi è così ottuso da pensare che crescere un bambino dolce ne influenzi le inclinazioni sessuali? C’è alla base di tutto l’omofobia: un uomo gay è inferiore all’uomo etero (ma sempre superiore alla donna, si badi bene!).

Dopo il training dell’infanzia, che per il maschio corrisponde ad una sorta di riformatorio soft, il piccolo uomo diventerà un adolescente, pronto a sgozzarvi: siamo sicuri che l’esplosione della sua rabbia adolescenziale sia dovuta solo al faticoso ingresso nell’età adulta e al naturale conflitto con la generazione precedente? Non sarà anche l’oppressione degli stereotipi maschili col quale lo avete schiacciato durante tutta l’infanzia? L’addestramento alla durezza continua anche ora, e si fa più serrato: il ragazzo deve diventare uno spavaldo, vedere film d’azione e horror, scegliere uno sport rude e sviluppare i muscoli, fare a botte con orgoglio, schiacciare qualcuno più debole, fare molto sesso (attenzione! solo con femmine). Può toccarsi allo sfinimento senza rischiare la cecità, e drogarsi di pornografia che lo educa al dominio di donne sottomesse e compiacenti. Se sputa, impreca e puzza ne beneficia la sua virilità. Il ragazzo può uscire da solo la sera, ascoltare musica che interpreti la sua rabbia e la sua voglia di spaccare il mondo. In casa viene servito come un Principino, che altrimenti esplode la sua rabbia adolescenziale.

Nel giro di pochi anni abbiamo così plasmato un vero uomo, un dominatore: virile, duro, cazzuto, che non deve chiedere mai. Vestito con i soliti colori sobri, scarpe comode per ogni evenienza di “lotta o fuga”, e corpo protetto adeguatamente. Può svolgere qualunque lavoro: se guarda alla cultura umana delle ultime migliaia di anni troverà infiniti modelli di successo, tutti maschili, ai quali ispirarsi. Sappiamo anche che, per predestinazione biologica, questo uomo riterrà non appropriato occuparsi di lavori domestici, allevare bambini, accudire anziani: sono lavori destinati agli esseri inferiori, le donne, che vi si sono preparate fin da piccole giocando con i bambolotti. Questo uomo sa di dover essere ambizioso, diventare ricco, essere coraggioso, non piangere mai né chiedere aiuto. Al limite potrà provare la solita rabbia, e sfogarla come ritiene, perché è proprio dagli stereotipi maschili che origina la violenza sulle donne e sui bambini: “Al fine di non rivivere queste penose esperienze e le emozioni correlate,  molti uomini tendono ad approcciare la sessualità in modo disconnesso dalle emozioni. […] Un uomo, quanto più è distaccato emotivamente tanto più è probabile che si verifichi una qualche forma di abuso o sfruttamento sessuale. […] D’altra parte molti studi dimostrano come esiste una correlazione negativa tra empatia e aggressività: tanto più è presente la prima più è improbabile l’altra e viceversa (Miller e Eisenberg, 1988).” L’uomo inoltre può avere molte donne: essere un dongiovanni aumenterà la sua reputazione, può persino comprare sesso senza vergognarsi che la donna sia in stato di necessità, comprare le persone è un atto di dominio sugli altri per il quale potrà provare piena soddisfazione e nessuna condanna sociale, giacché sta solo soddisfacendo il suo istinto. All’uomo è consentito invecchiare: aumenta il suo fascino e la sua autorevolezza.

L’uomo non è cattivo, è che lo disegnamo così: guerriero, dominatore, capace di bombardare una scuola o ridurre in schiavitù i suoi simili per ricavarne benefici economici; capace di molestare come esercizio distorto di virilità, pretendere una moglie mutilata nei genitali, sparare con un’arma nella vagina di una donna, abusare di un minore. C’è molta crudeltà nel mondo, e viene tutta da quel malinteso, distorto senso di virilità: proviene da un pensiero razzista, che pone il maschio eterosessuale superiore ad ogni altro essere umano, e si traduce in omofobia associata al disprezzo per le donne. È il disegno assurdo di una classe concepita per essere dominante, dove la violenza può essere un effetto collaterale accettabile, e talvolta necessario.

ROSA: INGREDIENTI PER OTTENERE UNA DONNA

scarpa tacco neonataPrendi una bambina. Vestila con abiti scomodi e delicati dai colori sgargianti in tutte le nuance del rosa, piene di brillantini. Fa che i vestiti siano corti così che si abitui ad esporre il suo corpo e prenda confidenza con l’essere vulnerabile come fattore fondante la femminilità. Fai calzare ai suoi piedini scarpe scivolose e scomode. Falla giocare senza muoversi troppo, esplorando i colori e la morbidezza dei giochi ma mai la spazialità attorno a lei. Falla giocare con il suo domani: le bambole, i passeggini, i servizi di piatti e le tazzine per il tè; falla diventare vanitosa con i fiocchi, i cerchietti, i trucchi e gli smalti, che essere bella e piacere agli altri sarà lo scopo principale della sua vita da adulta; falle sfogliare i petali dei fiori, applicare tatuaggi pieni di cuoricini e teneri unicorni, dille che deve essere brava, tranquilla, graziosa e dolce; falle portare i capelli lunghi, così che se le viene voglia di scatenarsi le diano impiccio. Dovrà praticare uno sport come la danza, che la renda aggraziata e flessuosa, che i muscoli servono per difendersi e lei invece deve essere vulnerabile; falle indossare scarpe rosa glitterate, molto delicate così dovrà stare buona per non rovinarle, con  la suola liscia così che se corre scivoli: i maschi la prenderanno in giro dicendo “corri come una femmina” e lei capirà al volo di essere inferiore. Nei giochi di ruolo sarà infermiera o la mamma così l’addestri all’accudimento, oppure la parrucchiera che se non ha voglia di studiare c’ha un mestiere in mano. A carnevale vestila da Principessa, così la illudi che per essere felice non dovrà sporcarsi le mani ma basterà un Principe ricco al suo fianco. Falle amare le cose delicate, come i fiori e le farfalle. Falle leggere libri per bambine nei quali le donne deboli sono salvate da uomini forti, che le ameranno per sempre; capirà leggendo i libri per bambini che nessuna femmina è mai protagonista del proprio destino. Come femmina debole e inferiore, può permettersi il lusso di provare l’intero spettro di emozioni, ad eccezione della rabbia, che non si addice a una bambina: al massimo può essere imbronciata, che è sexy nella sua desolata impotenza. Assolutamente vietato: esplorare la patatina e scoprire la propria sessualità. Per il resto niente è vietato, se le va di essere un maschiaccio pazienza, tanto non appartiene alla classe dominante dei maschi eterosessuali: da adulta non sarà mai nessuno, visto che prima o poi starà a casa ad allevare bambini. A qualcuno importa che una bambina-maschiaccio diventi lesbica? Non più di tanto, al limite scenderà di un gradino sotto il livello di donna. Deve solo essere gentile e sorridere. Solo se sarà così tu l’amerai. Dille che è bella per renderla felice.

Dopo il training castrante dell’infanzia avremo così plasmato una ragazza, ora che è adolescente è insicura di sé al punto giusto: solo ridotta così sarà pronta ad immolare il proprio corpo al Mito della Bellezza, infliggendosi tutte le torture previste per raggiungimento dell’agognata femminilità (Alle donne piace soffrire?): dovrà digiunare, depilarsi, vergognarsi delle mestruazioni, ispirarsi ai canoni di bellezza imperanti, essere curata, profumata, smaltata, truccata; dovrà esporre il corpo ma non troppo che sennò diventa troia e se la sarà andata a cercare; può fare sesso solo con un amore romantico, altrimenti è una troia, e nemmeno può avere più di un ragazzo, che è da super troia. Non dovrà neanche essere troppo casta, perché è da suora. Non deve esplorare i suoi genitali, anzi deve provare disgusto per quell’ammasso di carne, detestarne l’odore e la forma, ignorare la clitoride perché toccarsi è da troia. Non è obbligatorio che pratichi uno sport, non deve avere muscoli che servono per difendersi, ma neanche la cellulite. Deve essere molto magra, ossia debole e vulnerabile, perché in una femmina è seducente (l’osteoporosi è solo un piccolo trascurabile inconveniente). Deve desiderare un amore romantico per tutta la vita. Non può uscire da sola altrimenti se la sarà andata a cercare; deve ascoltare musica romantica di cantanti bellocci o gay, oppure di ragazze super sexy tendenti al softporn. Deve sorridere sempre e non provare mai rabbia. Al massimo può essere imbronciata, che è molto sexy e socialmente innocuo.

Ma a volte la rabbia esplode anche nelle ragazze e diventa bullismo al femminile: è proprio la pressione degli stereotipi femminili a scatenare una reazione violenta e dominatrice di una bulla su altri soggetti più deboli, perché il modello vincente è quello maschile della forza e della prevaricazione.

Nel giro di pochi anni avremo così plasmato una donna, propensa a spendere almeno un quarto del suo denaro in prodotti cosmetici, trattamenti estetici e abbigliamento. Che così gira l’economia. La donna per trovare esempi femminili ai quali ispirarsi dovrà cercare ben bene, perché nei secoli hanno sempre teso ad essere inghiottiti misteriosamente in un buco nero supermassiccio. E nonostante questo, la ragazza da grande potrà fare qualunque cosa, dalla ballerina all’astronauta, ma senza aspettarsi molti applausi o il proprio nome nella toponomastica: per qualunque percorso professionale si troverà infatti la strada sbarrata da un soffitto di cristallo, e il cranio pieno di bitorzoli perché il vetro non è solo blindato, è antiesplosione; poco male, perché alla fine dovrà dedicarsi ai lavori domestici, all’accudimento di bambini e anziani, per i quali Dio l’ha accuratamente progettata, essendo così dolce, materna, accogliente e comprensiva. Non vorrete mica far allevare bambini a Barbablú? La donna dovrà essere sempre graziosa, curata, depilata, truccata, indossare feticci, sposare uno ricco, perché quando avrà i figli sarà obbligata a lasciare i lavoro (vedi sentenza europea che profila tempi bui). Non è indispensabile essere autonoma, quindi perché perdere diottrie a studiare? Alla donna non è consentito invecchiare, pena l’annullamento sociale e culturale, né ingrassare. Va benone essere pettegola. La donna deve avere un solo uomo, altrimenti è troia, e preferibilmente andare in chiesa a prendere istruzioni. Può sempre provare tutte le emozioni anche da adulta, e in particolare oggi anche la rabbia: per le molestie e le violenze, perché la ciccia della Venere di Willendorf non va più di moda da 200 anni, per l’asfissiante mansplaining, e per quel maledetto soffitto di cristallo sul quale ci siamo spaccate la testa anche più di una volta nella vita. La donna quindi può finalmente manifestare la rabbia, sempre che riesca a tornare in tempo per preparare la cena.

Vi invito a vedere questo meraviglioso video, che sintetizza nella poesia Pink or Blue di Hollie McNish in modo esemplare come costruiamo i due generi e i relativi ruoli attraverso stereotipi ineludibili.

Per concludere vi propongo la lettura delle parole di Faith Salie, tratte dal sopracitato articolo How to Raise a Sweet Son in an Era of Angry Men (Come allevare un figlio dolce in un’era di uomini arrabbiati):

I genitori devono invitare i loro figli maschi ad essere tristi, spaventati, feriti, sciocchi e affettuosi, e devono abbracciarli tutte le volte che coccolano le loro figlie. I ragazzi dolci imparano presto che possono difendersi dalla solitudine raggiungendo e chiedendo supporto piuttosto che trasformarsi in persone che, letteralmente, per il potere afferrano. I ragazzi dolci evolvono in uomini dal cuore aperto che non sono confusi riguardo al consenso e ai limiti sessuali, perché sperimentano le donne da pari a pari. Un uomo cresciuto con accesso alla stessa gamma di emozioni e scelte delle donne non dice: “Le donne sono speciali”, come ha recentemente affermato Donald Trump dopo non aver creduto alle accusatrici di Roy Moore; non delega zucchero e spezie, umiltà e gentilezza alle donne, mentre si definisce attraverso la rabbia, la lussuria e l’orgoglio. I ragazzi non saranno semplicemente ragazzi. Se li lasciamo, i ragazzi saranno umani.

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Questa è la Rivoluzione, allevare persone così forti da poter essere gentili.

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