Il corpo imperfetto delle donne. Parte 2.

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immagine Wikipedia

Il post “Il corpo imperfetto delle donne” parte 1 è nato intorno alle MGF, la più criminale forma di oppressione delle donne. Partendo dalla mutilazione dei genitali di 200 milioni di donne viventi nel mondo, vorrei che il discorso proseguisse, che si ponesse sotto la lente d’ingrandimento l’operazione del Patriarcato di maggior successo di sempre: convincere tutte le donne del mondo di possedere per natura corpi difettosi. Coloro che in un tempo lontanissimo, in un punto non determinato del Paleolitico Superiore, diedero l’avvio alla distruzione del Femminino Sacro e soppressero la sua venerazione, furono dei “talentuosi creativi”, capaci di rivoltare la frittata con maestria e avviare uno sviluppo umano e culturale nel quale la donna era solo una comparsa, segregata in un ruolo di alta specializzazione: la riproduzione della specie e il piacere dell’uomo. E null’altro.  

denti cesellati National Geographic
Immagine National Geographic

Il postulato di queste culture recita Tutte le parti del corpo della donna sono per natura imperfette e suscettibili di modifiche “migliorative”: abbiamo visto la crudeltà dei piedi di loto e dei busti  Ottocenteschi, l’uso improprio dell’ottone per deformare il collo e i polpacci; le due foto sopra mostrano una beauty-crudeltà poco conosciuta, la cesellatura dei denti in uso in Indonesia in alcune comunità rurali. Le donne non sono ritenute “belle” sino a che uno scalpellino non modella i loro incisivi a suon di mazzate che modificano il dente dalla sua forma naturale a quella aguzza triangolare, tipo pescecane.

denti cesellati National Geographic2
Immagine National Geographic

Per una fellatio da brividi? Non lo so. Fatto sta che ogni volta che una donna trasforma il proprio corpo per aderire ad un canone estetico o morale socialmente imposto, compie un atto di sottomissione ad un “mercato” e ammette di essere costituzionalmente imperfetta: in questo caso ritengono di essere più belle con i denti aguzzi e che questa dolorosa e dannosa modifica consentirà loro di non essere lasciate dal proprio uomo. Aumentano così il loro “valore di mercato”: in genere ovunque nel mondo, e tutto sommato anche nel “progredito Occidente”, il mercato è sempre quello del matrimonio e della procreazione. Sono millenni che quello è il nostro settore, lo “sbocco professionale” di ogni donna esistita su questo Pianeta. Poco conta il fatto che oggi in Occidente le donne accedano a qualunque ruolo lavorativo, e abbiano dimostrato di poter essere qualunque cosa desiderino: prima di ogni altra cosa devono essere belle e giovani, per mantenere il “valore di mercato”. In Occidente per fortuna nessuno pretende la cesellatura dei denti, ma abbiamo talmente tante pratiche di “beauty care” che ci ho potuto riempire un libro. Tutti atti di sottomissione al mercato.

Sheela-na-gig
Sheela-na-gig – Irlanda

Come dimostrano le MGF, ma anche il mito della castità femminile propugnato con entusiasmo estremista da tutte le religioni, il punto del corpo di una donna in assoluto più imperfetto è la vagina (intesa impropriamente sia nelle sue parti interne sia in quelle esterne). Che guarda caso è invece un organo perfetto connesso al mistero della vita. Le parole sono importanti, perché definiscono il nostro modo di pensare, perciò cominciamo da questa per capire la strategia che ha consentito ai Creativi del Patriarcato di rivoltare la suddetta frittata:

Vagina: dal Latino guaina, fodero, ma forse anche vas vaso e vac-uus vuoto.

Ancora oggi assistiamo ad una sorta di omertà su ciò che costituisce i nostri genitali, complessi e sorprendenti ma volontariamente ridotti al “vuoto”, a passivo contenitore: relativamente a Vagina leggo su Treccani “In anatomia, l’organo copulatorio femminile, costituito da un canale muscolo-membranoso esteso dalla vulva all’utero”. Tra le persone che con soddisfazione ne posseggono una, sento salire un mormorio di protesta. Con tutta evidenza è la descrizione di un fodero passivo nel quale inserire un fattore attivo a depositare un seme. Il significato di vagina è funzionale a mantenere la donna dove è stata collocata migliaia di anni fa, dopo la caduta della Dea Madre. La vagina non è un organo passivo, in primis perché è collegata al cervello: insieme a tutte le altre parti che compongono l’organo genitale femminile è innervata da 8.000 fibre neurali. Il doppio di un pene. È quasi una estensione del cervello, potete anche dialogarci perché ha qualcosa da dire praticamente su tutto. È per questo che tutte le culture patriarcali del mondo, in tutti i tempi compreso il presente, hanno cercato di scollegare dal cervello questo organo incredibile, frapponendo sentinelle morali e religiose, o ricorrendo ad un pezzo di vetro o una lametta per recidere definitivamente il collegamento tra il cervello e il mistero. E il piacere.

È sempre molto efficiente la condanna morale, e come abbiamo visto in un post di qualche mese fa lo slut shaming sintetizza il concetto “se lo fa un uomo è uno stallone, se lo fa una donna è una troia”. Ma c’è un altro potente fattore, che potrei definire vaj-shaming, che ha un duplice effetto: spremere denaro dal portafoglio delle donne (già molto provato dal Mito della Bellezza) e aumentare la loro insicurezza sociale e persino esistenziale: la vagina è impura. I Creativi del Patriarcato ne hanno fatto per millenni un cavallo di battaglia, ma oggi sono coadiuvati dal Capitalismo che produce i rimedi per il corpo difettoso delle donne: purificare la vagina oggi si può. È quasi una assoluzione dal peccato originale, una riverginazione, una decontaminazione dalla radioattività dell’imperfezione congenita, i “prodotti per l’igiene intima”. L’igiene intima è importante, tanto per le donne quanto per gli uomini. Ma il mercato sembra concentrato solo sulle donne, e promuove prodotti che non solo detergono ma dicono alla donna che:

  • La sua vagina ha un odore sgradevole. Questo è vero solo in presenza di uno stato patologico, come un’infezione (che si cura con le medicine). Oppure è prodotto dagli assorbenti, che essendo confezionati con materiali sintetici, emettono un cattivo odore a contatto con le secrezioni vaginali, che di per sé non hanno un cattivo odore. Non occorre l’arbre magique.
  • La sua vagina deve essere fresca. Quando mai? Sono mucose plissettate, non occorre un effetto menta fresca.

Le pubblicità inducono le donne al vaj-shaming, le fanno sentire perennemente insicure di emettere cattivi odori, mentre nessun produttore ha mai pensato di mirare al portafoglio di un uomo con lo stesso argomento di decontaminazione, eppure non è che il pene sia come un ginocchio, ha pure lui le sue plissettature, i suoi umori, le sue secrezioni di urina e eiaculato. Ma nessuna pubblicità suggerisce ad un uomo che forse è da arieggiare la mutanda o disinfestare ogni anfratto del pisello. Non esiste il penis-shaming, infatti gli uomini sono esperti in riposizionamento delle appendici: in qualunque situazione anche pubblica nessuno si scandalizza per una strizzatina al pacco. Perché il corpo dell’uomo è perfetto nell’immaginario di tutti gli uomini del mondo, e il pene ha una sua dignità da preservare.

Così troviamo sugli scaffali una vasta quantità di prodotti che non solo detergono, ma soccorrono le insicurezze mentali delle donne:

  • Irrigazioni vaginali: in condizioni di salute non solo non è necessario “lavare” l’interno, ma può alterare l’equilibrio del microbiota vaginale aprendo la strada ad infezioni. Infatti la vagina è autopulente: la mucosa vaginale e la sua specifica acidità garantiscono la pulizia e l’equilibrio microbico, ostile ai microrganismi patogeni.
  • Spray deodorante e rinfrescante: come sopra. La vagina sana odora di vagina. I profumi possono danneggiare il microbiota… come sopra!
  • Perle vaginali ozonizzate. Come sopra.
  • Deodorante contro i radicali liberi… Dopo il problema delle ragnatele delle più caste, ecco quello dell’invecchiamento della vagina, l’ossidazione: non sia mai che si arrugginisca la vagina.
  • Trattamenti igienizzanti con germicidi: se non è presente un’infezione (che richiede specifici medicinali), un germicida probabilmente modificherà il microbiota… porta aperta a una bella infezione.
  • Creme detergenti idratanti: ecco un bel problema, la secchezza vaginale, che non riguarda solo la menopausa. La vagina, quando non è d’accordo, non si bagna. Bisogna avere rispetto e buone maniere: è collegata al cervello, mica è un fodero.
  • Polveri per il “disagio intimo”, così ho letto. Un po’ come quando Paola Cortellesi cantava “Non mi sento in ordine”. Prima massacriamo la patata con assorbenti, biancheria irritante e scomoda, collant, tessuti sintetici e pantaloni strettissimi che la segano in due, e poi ricorriamo alla polverina per il disagio intimo, quando molto si potrebbe fare per il disagio mentale che lo produce e che origina da una pressione sociale.
  • Probiotici vaginali. Questo prodotto potrebbe essere l’unico sensato.
  • Lubrificanti che agevolano la fertilità. No comment.
  • Crema per lo sbiancamento delle parti intime (vulva e ano). Sono trattamenti estetici con effetto temporaneo, che spesso contengono sostanze non prive di conseguenze per la salute. La pelle dei genitali e dell’ano è chiara solo nell’infanzia. A voi le conclusioni. Attenzione, il pene non lo vuole sbiancare nessuno, come mai?
  • Oli per massaggi. Possono alterare il microbiota.

Ci sono poi una serie di trattamenti che devono essere menzionati in questo desolante quadro di auto-punizione per colpe inesistenti:

Vajacial

  • Il Vajacial: bagni di vapore, esfoliazione, maschere lenitive rivitalizzanti. È una specie di pulizia del viso. Microbiota in pericolo.
  • Soft laser: leggendo la promozione del produttore, si deduce che è pensato più per l’uomo pigro che vuole saltare i preliminari, che per fornire un reale beneficio alla donna. In pratica aumenterebbe la produzione di collagene, ringiovanendo i tessuti e aiutando la circolazione sanguigna, la lubrificazione e il tono muscolare. Tra l’altro è quello che fa l’autoerotismo senza neanche aver bisogno di una porta USB.
  • La depilazione. Lo dicono tutti i ginecologi: i peli proteggono la patata da batteri e lieviti patogeni, e sono la prima barriera contro le infezioni sessualmente trasmissibili. I sistemi di depilazione danneggiano la pelle sensibile di queste zone, come cera e rasoio. Solo le bambine non hanno peli. A voi le conclusioni.
  • Il Vajizzling, di cui parlo in “Alle donne piace soffrire”: dopo accurata depilazione, segue l’applicazione di perline o swarovsky con vari disegnini sul monte di venere. Dura solo qualche giorno se praticamente non la usate, poi comincerete a perdere i pezzi come un decadente zombie di Las Vegas.
  • Massaggi tantrici. Questa è l’unica pratica da incoraggiare. Intensifica il piacere, elimina eventuali blocchi emotivi localizzati nella yoni.

Ci sono anche i “rimedi” fai-da-te, da evitare. Non bisogna introdurre nessun elemento ritenuto antibatterico, come aglio, cipolla, aceto, o yogurt. In alcune culture particolarmente demonizzanti la vagina, le donne introducono sostanze acide per purificare il corpo imperfetto, sostanze che provocano danni gravissimi al punto da essere pratiche annoverate tra le mutilazioni genitali di tipo IV. Questo accade quando il sesso è percepito sporco, il piacere è impuro, e la vagina viene emendata e/o punita sfregiandola.

yoniYoni “è il termine sanscrito che indica i genitali femminili. Il termine indica una pluralità di significati, partendo dal significato fisico della natura femminile, sino ad indicare allegoricamente la nascita, il luogo del riposo, l’origine, la casa, la fertilità” (Wikipedia), termine che utilizza spesso Naomi Wolf in “Vagina, una storia culturale”. È una parola che piace, e che mi piace, perché è musicale, è rispettosa, è confidenziale, come quando Wolf dice tra amiche “Chissà cosa ne pensa la yoni?”, perché se le prestate attenzione vi accorgerete che partecipa a tutto quello che accade nella vostra vita. Così, come si diceva, le parole sono importanti, e anche se yoni proviene da una cultura lontana, è molto meglio del “fodero” della cultura latina, per cui perché non prenderla in considerazione? Vagina è parola adatta quasi solo per parlare di ginecologia e coppette mestruali. Sempre meglio del “là sotto” che potete leggere sulla confezione del Vajacial nella foto.

600px-Clitoris_Anatomy.svgE cosa dire della clitoride, la più innervata di tutta la yoni? È un’altra parte del corpo che ad una donna tocca scoprire da sola, perché da bambina non la si può neanche nominare, difficilmente le mamme sono propense a descriverla, nonostante sia speciale e preziosa per una donna. Perché tutta questa omertà anche oggi? Perché è un organo potente, solo per questo.  E la cultura vuole che la sottovalutiate e ne proviate vergogna. È la mutilazione culturale del corpo imperfetto: come certe culture misogine producono le MGF, la nostra da sempre promuove l’inibizione e la vergogna, che sono forme di castrazione mentale. C’è un sito che si chiama Clitorissima che si propone di “normalizzare e facilitare la prima conversazione tra madre e figlia sulla clitoride e sulla consapevolezza”. La Rivoluzione culturale parte da qui, dal superamento dei tabù sul nostro corpo, dal linguaggio, dal rispetto per l’integrità e la sacralità del corpo delle donne.