DONNE CHE STRISCIANO SUI GOMITI

Un amico mi ha prestato un libro sullo Yoga: mi consiglia spesso di praticare la disciplina per gli innumerevoli benefici che apporta, e con questo testo è sicuro di iniziarmi. “Imparo lo Yoga” sembra interessante, non solo per il suo contenuto più ovvio, ma anche perché mi stimola una riflessione sulle donne: quando giungo al punto che descrive i quattro tipi di respirazione (addominale, toracica, clavicolare e completa) apprendo che quasi tutti gli uomini respirano con la parte addominale e le donne di solito con quella clavicolare. La respirazione perfetta è  ovviamente quella completa; la “meno peggio” quella addominale, mentre la peggiore è la clavicolare. Le donne sembra che scelgano sempre di complicarsi la vita.

La respirazione clavicolare comporta l’utilizzo di una porzione ridotta della capacità polmonare, e conseguenze negative a cascata sulla salute. L’autore, con molta fantasia, motiva la “predilezione” delle donne per questa modalità come una sorta di predisposizione allo stato di gravidanza: quando negli ultimi mesi il bambino occupa molto spazio nell’addome della donna, questa è obbligata ad una respirazione incompleta. Quindi il corpo delle donne sarebbe così sciocco, così imperfetto da ridurre l’ossigenazione dei tessuti per una sorta di gravidanza isterica, anche in assenza di gestazione.

Mi sembra più ragionevole sospettare che una respirazione incompleta sia più facilmente riconducibile a fattori non biologici, come gli indumenti e accessori scomodi e costringenti, e pressioni come l’induzione alla “trasparenza sociale “:

  • abiti stretti per esaltare le curve
  • pantaloni super fascianti
  • reggiseno mozzafiato
  • collant dall’elastico emostatico
  • induzione ad occupare modeste quantità di  spazio sociale, e magari con grazia sparire dopo i 50 anni.
  • demonizzazione dell’addome prominente.

 Guardatevi intorno: sembriamo insaccati, probabilmente un salame è meno costretto di una donna che voglia assumere un aspetto femminile: leggins, pantaloni skinny, mutande incuneate profondamente tra i glutei al limite della colonscopia, push up strizzamammelle. Pancia in dentro e petto in fuori. E poi i maledetti tacchi, che amiamo tanto, e ci costringono a camminare in modo instabile, a temere una storta ad ogni passo, a fingere che sia la cosa più naturale del mondo per non sembrare troppo stupide. Per forza poi trattieni il respiro! Che vita di merda ci infliggiamo? Viviamo in un’ansia perenne di essere inadeguate: fisicamente, professionalmente, affettivamente. La società ci vuole insicure altrimenti non potrà più dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. È logico in questa situazione respirare in modo scorretto, altro che simulazione di gravidanza. Consiglio la visione di questi divertenti e istruttivi video di Teresa Cinque, che giustamente si chiede come sia possibile addirittura pensare in modo corretto quando sei perennemente a disagio con il tuo corpo.

https://www.youtube.com/watch?v=_X93WFtZ3qA

Ovviamente lo facciamo per noi stesse, vero?

Gli uomini respirano con l’addome perché amano il loro corpo, ci vanno d’accordo come i bambini, se l’addome sporge non ne fanno un dramma; hanno un pene del quale sono orgogliosi, sanno che la loro forza è lì: è una energia naturale quella sessuale, un carburante mentale e fisico. Quello che a noi è vietato: l’orgoglio per il proprio sesso. Un esempio. Ho assistito all’esibizione della Piccola Orchestra di Tor Pignattara, composta da giovani musicisti e cantanti talentuosi, figli di italiani e di immigrati da varie parti del mondo: uno splendido esempio di integrazione sociale e culturale. I cantanti maschi erano disinvolti nei loro corpi, e questo si traduceva nella potente emissione della voce. Erano protagonisti sul palco con la voce e col corpo, al punto che uno di questi più volte ha messo la mano aperta sul “pacco” mentre cantava, un “gesto scenico” da rapper di autoaffermazione della sessualità che ad una donna non sarebbe mai perdonato. La donna può essere oggetto sessuale, mai soggetto. E infatti le ragazze erano solo coriste ai margini del palco, e quando in pochi momenti dell’esibizione hanno potuto diventare co-protagoniste erano bloccate, nella voce e nel corpo. Una di queste era vestita sexy ma non emanava alcuna sensualità, il suo Io Sessuale era occultato dal disagio di essere così esposta. Se mai si fosse messa una mano sul pube cantando, anche solo una volta, tutti l’avrebbero giudicata troia. Dubitare del nostro valore ci porta a respirare male e a non riconoscere i diritti del nostro corpo al piacere e alla salute, in nome di una femminilità fasulla capace di inibire l’Io Sessuale, o di annientarlo.

Dovremmo essere “donne che corrono coi lupi” e ci troviamo spesso ad essere donne che strisciano sui gomiti. Non respirare bene è causa di molte malattie, lo sapevate? Anche non mangiare a sufficienza o male, come le donne sono solite fare: tutta la vita a dieta e poi, toh ma guarda l’osteoporosi! Ma come mai?! Ah già, è una malattia femminile. E poi. Sapevate che la scoliosi colpisce molto più le ragazze adolescenti dei ragazzi? La definiscono una malattia idiopatica ma non sarà per caso che le ragazze si curvano perché crescono insicure del loro corpo e della loro sessualità, inconsapevoli del loro potenziale, costantemente sotto pressione in quanto oggetti sessuali: sguardi che palpano, parole che aggrediscono, avete presente quando cominciate ad essere un oggetto sessuale appetibile? Qualcuna si curva per nascondere il seno, altre perché non ne hanno abbastanza per sentirsi femminili, perché qualunque corpo tu abbia ragazza, è sempre quello sbagliato: troppo magro troppo grasso troppo provocante troppo qualcosa. È così che non avrai fiato per correre coi lupi.

Vi prego, crescete bambine libere di respirare, mangiare, correre selvaggiamente.