Un anno di “Alle donne piace soffrire?”

grafica 2017Un anno fa nascevano insieme, il blog e il libro “Alle donne piace soffrire?”: per festeggiare il primo compleanno ho cambiato la grafica del blog e il libro cartaceo è stato momentaneamente scontato -40%, potete trovarlo qui. Ricordo che la versione ebook è leggibile su qualunque dispositivo, non solo kindle. Vi invito anche a lasciare una recensione su Amazon, preziosissima per me e per chi volesse trovare ispirazione.

Come tutti i viaggi più belli, un anno fa non avevo un itinerario preciso, ma solo l’obiettivo di raccontare le disuguaglianze, l’oppressione, i meccanismi sociali e culturali di controllo e “disinnesco” delle donne. E degli uomini: non smetterò mai di ricordare che ogni forma di razzismo di genere contiene in sé un effetto collaterale di castrazione dell’autentico maschile. Questo concetto fu espresso da Pankhurst con mirabile sintesi nella sua frase che da oggi è nella grafica del blog in Home Page, con i colori distintivi delle donne che lottarono all’inizio del secolo scorso in Inghilterra per ottenere il suffragio universale, viola bianco e verde.

confronto 2017 2018Le visite al blog si sono decuplicate dal 2017 al 2018, dato che mi incoraggia a scrivere. In questo anno ho rilevato che alcuni argomenti sono molto sensibili per i lettori, altri (benché tematiche “chiave” per l’uguaglianza di genere), hanno avuto un’accoglienza più tiepida. Così nei primi 12 mesi i post più letti sono stati:

Il corpo imperfetto delle donne sulle MGF, la più atroce delle forme di oppressione delle donne;

Il gioco dell’anoressia, malattia inquadrata sempre come un disturbo dell’alimentazione senza correlarla ai sistemi di controllo sociale e politico delle donne;

Love your vagina, post sui genitali femminili, tra ignoranza, superstizione, e altre forme di oppressione e discriminazione;

La bellezza è un’allucinazione collettiva, post sulla dittatura dei canoni estetici.

Altri post sono stati accolti in modo più tiepido, come per esempio quello sugli stereotipi di genere nell’educazione dei bambini Le catene invisibili, a dimostrazione del fatto che il sessismo si rigenera proprio grazie ad una educazione tradizionale immutabile prodotta dal terrore dei genitori di uscire dal modello binario: maschi convinti di essere “superiori” alle femmine, forti e coraggiosi destinati a conquistare il mondo; femmine graziose, vanitose, e focalizzate sul lavoro domestico e riproduttivo, convinte di essere “inferiori”. Come nei secoli passati, ancora oggi nel 2018 rileviamo che vestiti, libri e giochi per l’infanzia rispecchiano esattamente questo modello.

Siamo pieni di paure riguardo al sesso, e soprattutto confondiamo la libertà sessuale con la attuale disponibilità di stimoli visivi e/o pornografici, perdendo completamente il focus sulla necessità di avviare una nuova e vera Rivoluzione Sessuale, nella quale l’eterosessualità binaria non sia più gerarchica e culturalmente imposta, e soprattutto si riconosca alle donne il diritto all’espressione libera del proprio Sé Sessuale, al di fuori dell’attuale modello che la vede subordinata alla sessualità maschile. Sono millenni che è in gran voga la morale “doppia” (se lo fa un uomo è uno stallone, se lo fa una donna è una troia). Non pensate sia ora di cambiare mentalità? È questo il pensiero che sottende agli stupri, alla violenza di genere, all’oggettificazione della donna.

Prossimamente scriverò di prostituzione: sono talmente deboli gli argomenti pro-prostituzione che mi riesce impossibile non esprimere un pensiero critico sulla deriva umana che sostiene l’uso del corpo (soprattutto femminile) come una interessante opportunità di lavoro. La definizione “sex-worker” è di per sé mostruosa nel suo tentativo di nascondere la natura degradante della vendita del corpo e la violenza connessa. Se fosse un lavoro a cui aspirare non ci sarebbe bisogno di cambiargli nome, invece l’eufemismo non è altro che il tentativo di placcare in oro un chiodo piegato e arrugginito. È il momento di parlare di prostitutori, da sempre nascosti dietro la definizione neutra di “cliente”. Sto studiando, leggendo, documentandomi.

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