L’ESTETICA DELLA DISABILITÀ

scarpe col tacco spinate jonathan chaillou
un’opera dell’artista Jonathan Chaillou.

Alcuni giorni fa un amico mi ha inviato un video della sua bimba Emma che si stava vestendo per andare a una festa; sapendo che non ama indossare vestiti “da femmina”, la provocava dicendole di indossare una gonna. Mentre lei si chiudeva i jeans gli ha risposto «Ma perché? Poi devo corre, saltare, sudare, giocare a pallone e a pallavolo, quindi… a cosa serve la gonna?». Lo guardava stupita che non afferrasse un concetto tanto elementare. «Mettiti almeno i leggins, allora!» – ha insistito il papà -. E lei «Ah sì certo, certo… i leggins! …sono quelli disabili. Emma ha solo 7 anni ma ha scelto un aggettivo con lucida proprietà espressiva.

Sette anni deve essere l’età in cui si vedono le cose per quello che sono, perché successe anche a Emmeline Pankhurst, se non ricordo male proprio a quell’età, di diventare femminista quando suo padre, dopo averla messa a letto e credendo che lei stesse dormendo sussurrò alla madre «Peccato che non sia un maschio». E lei prevedibilmente ne fu ferita, divenendo poi una delle più grandi attiviste di tutti i tempi. È l’età in cui il mondo sociale ti presenta la triste verità, i maschi sembrano superiori in tutto.

Vorrei proporre una riflessione sulla parola “disabile”: sebbene normalmente il sostantivo si riferisca a “persona che presenta qualche minorazione fisica”, l’aggettivo attribuito ad un capo di abbigliamento è molto più che pertinente, è arguto; Emma ritiene che l’uso dei leggins la privi di qualche abilità fisica: probabilmente si sente più vulnerabile, essendo di solito sottili, e magari anche esposta nella consistenza dei suoi arti inferiori e forse anche dei genitali, essendo così aderenti è quasi come essere nudi. Intollerabile perciò la disabilità intrinseca di certi vestiti, soprattutto se devi corre, saltare, sudare, giocare a pallone e a pallavolo.

294830_140221_unghieMa dall’adolescenza in poi le femmine accettano così tante disabilità imposte e auto-inflitte, da avermi consentito di scriverci un libro: durante la stesura del testo ho esaminato numerosi canoni estetici – presenti e passati -, associabili a diverse aree geografiche e pur nella enorme varietà delle “interpretazioni” artificiose della femminilità culturale, ho individuato alcuni denominatori comuni:

  1. La femminilità culturale impone al corpo uno stato alterato
  2. L’alterazione provoca una disfunzionalitá del corpo
  3. Per ogni modifica, il dolore è un giusto prezzo da pagare

Il colpo di genio delle culture patriarcali è aver reso la disabilità glamour. È una questione complicata perché inconscia, come quella del linguaggio del corpo che talvolta può essere in contrasto con le parole che si pronunciano: per esempio, se dico che «uomini e donne devono considerarsi uguali» mentre indosso un capo di abbigliamento disabile (nell’accezione di Emma), sto mandando due messaggi diversi, cioè io vorrei essere considerata pari, ma mi presto a inscenare una finzione di inferiorità perché riconosco la superiorità maschile nel giudicare il mio aspetto fisico come fondante il mio valore. Il Mito della Bellezza in sostanza è questo. Vi sembra troppo forte come affermazione? Non lo è affatto, se pensiamo che la società è strutturata per insegnarci la nostra inferiorità fin dai primi anni dell’infanzia, e l’assimiliamo così bene che poi non la riconosciamo più quando consideriamo il nostro corpo imperfetto e bisognoso di trasformazioni, dalle più piccole e insignificanti sino a quelle radicali e mutilanti. E non riusciamo a capire perché se donne e uomini sono uguali, con pari diritti, pari dignità, e pari capacità, perché continuano tutti questi attacchi al nostro corpo e alla nostra mente? Penso alle violenze, alla degradazione insita nell’ipersessualizzazione, la pornificazione, la prostituzione, la GPA, ma penso anche alle differenze salariali e il lavoro domestico e di cura sproporzionato, e penso a Strumia e tutti gli strumia prima di lui, che hanno teorizzato la nostra inferiorità mentale. Il mondo ci grida in faccia ogni giorno che siamo inferiori agli uomini e ci chiede di rappresentare la finzione della disabilità.

«Dalla prima infanzia un rullo compressore schiaccia e forma con precisione maschi e femmine come gruppi opposti, preparandoli (conformandoli anche sul piano individuale) per le loro posizioni sociali non egualitarie ma di dominanti e dominate» (P. Tabet, Le dita tagliate): per questo motivo interpretiamo con nonchalance il ruolo di inferiori. L’addestramento precoce ci impedisce di vedere da adulte in un fondotinta o in una scarpa scomoda l’ammissione dell’imperfezione congenita. Interpretiamo la finzione di inferiorità in milioni di modi, con l’abbigliamento disabile, con le modifiche del corpo e l’ossessione che questo sia da curare come un malato, con l’inibizione della sessualità, con l’accettazione del lavoro gratuito di cura come di un “destino biologico”, quando invece si tratta di una precisa scelta politica di sfruttamento.

Come ci si libera da questa oppressione? Smascherando la disabilità assimilata, poi rivoluzionando i propri costumi e consumi: come in Corea del sud con il movimento “fuga dal corsetto”, dove le donne “Resistenti al Beauty” per protestare contro gli assurdi canoni di bellezza, stanno distruggendo i cosmetici e tagliandosi i capelli corti: negli ultimi mesi sono stati migliaia i video pubblicati sui social in cui le donne distruggono i trucchi, e confessano il sollievo mentre prima non potevano uscire di casa senza make up. La cultura del corpo imperfetto è anche quella che ti spinge nelle braccia della chirurgia estetica dopo aver demolito la tua autostima, e averti fatto smarrire il senso di te stessa: una giovane donna su tre in Corea del sud ha cambiato i propri connotati con una plastica. I produttori di cosmetici sono preoccupati, e ora puntano agli uomini per la salute dei loro fatturati.

Facciamo un gioco, ma non mi fraintendete perché non sono talebana: anch’io talvolta indosso scarpe, vestiti e accessori scomodi (meno che posso, ma capita), e negli anni mi sono procurata parecchio dolore in vari distretti anatomici per aderire ai canoni della femminilità culturale.

GIOCO N.1 – TROVA LA DISABILITÀ NEL TUO ARMADIO

4 X ARMADIO

Immagine 1. Bellissimo il vestito-bomboniera, per interpretare un carillon vivente: disegnato per non poter alzare le braccia, e muoversi con cautela per non rimanere in mutande.

Immagine 2. Pantalone di plastica: l’originalità conta più della disfunzionalità. Il discomfort si immagina facilmente. Cosa pensereste di un uomo che indossa un paio di pantaloni di plastica trasparente?

Immagine n.3. Maglia pensata per chi di lavoro fa la bella statuina. Soprattutto devi essere mancina, perché l’uso dell’arto destro pare pregiudicato da uno sharpei di lana.

Immagine n.4. Molto sexy, eh? Lingerie al top della scomodità, con prese d’aria multiple, il solo scopo di questo indumento è interpretare l’oggetto sessuale. Ma poi lo so che non vedete l’ora di mettervi una mutanda comoda comoda.

MAGLIA-ASIMMETRICA3Personalmente ho un’antipatia viscerale per gli indumenti asimmetrici, come questo golf, che sarebbe bellissimo se non avessero voluto risparmiare sulla lana: ora, se fa freddo e ho bisogno di un golfone come questo per coprirmi, perché poi dovrei tollerare un braccio scoperto? A meno che io non sia l’unico esemplare di essere umano con termoregolazione asimmetrica, avrò freddo da un lato e starò bene dall’altro; oppure se fa caldo da denudarsi, schiatterò di caldo col collo alto e tutta quella lana spessa. Cosa pensereste di un uomo con un golf disfunzionale come questo addosso? Perché invece per noi è sexy? E, notare bene, questi “modellini sfiziosi” costano molto di più degli indumenti da uomo, è la “pink tax” sulla disabilità!

GIOCO N.2 – TROVA LA DISABILITÀ SUL TUO CORPO

4 x unghie

D’accordo, sono andata a cercare le unghie più assurde, ma  come si fa a trovare divertente menomare la funzionalità delle mani? Divertente costruire dei molari sulle unghie di cui uno cariato? I topolini?! La carta igienica? Le ultime sono talmente aguzze che diventano armi. E il tempo sottratto alla vita per realizzarle, vale la pena? Se lo facesse un uomo non pensereste che si tratti di un demente?

4 x mutilazioni deformaz

Immagine 1. Donna Dani (Papua Nuova Guinea), dove tagliavano le falangi alle donne e alle bambine in alcune occasione della vita. E speriamo che sia vero che non lo fanno più.

Immagine 2. Donna Mursi con piatto labiale.

Immagine n.3. Mutilazione genitale di tipo 3, tabula rasa della vulva.

Immagine n.4. Piede di loto di donna cinese.

4 x chirurgia.jpg

Qui sopra disabilitá varie ottenute con la chirurgia estetica. Anche in questo caso sono andata a cercare situazioni molto estreme, ma il punto è che i canoni estetici spingono le donne a ritenersi sempre imperfette, per mantenerle in uno stato di frustazione e inferiorità costante.

GIOCO N.3 – TROVA LA DISABILITÀ NELLA TUA SCARPIERA

4 x scarpe.jpg

«I tacchi alti fanno diventare una donna il 25% più dominante, il 50% più sicura di sé stessa e il 100% più sexy». (Marilyn Monroe) Come accade questo miracolo? Da un lato è vero che le persone alte in genere sono dominanti, ma nel caso del tacco alto e sottile invece si tratta di acquisire una disabilità del corpo, che produce nell’immediato vulnerabilità, e in tempi più lunghi un danno permanente alle articolazioni. Perché la polacchina non é sexy? Perché con quelle ai piedi potete fare qualunque cosa.

GIOCO N.4 – TROVA LA DISABILITÁ NEL MAKE UP

4 x make up

Immagine 1-2. Lady Gaga con e senza trucco. Per quale motivo dovrebbe essere meglio truccata pesante? I canoni sono solo canoni, infatti nella altre due immagini vediamo che altre culture esprimono diversi canoni estetici.

Immagine n.3. Donna indios.

Immagine n.4. Donna con cicatrici cheloidi decorative: le scarificazioni tribali sono una super tortura di cui parlo anche nel libro.

Non riconoscersi femminili senza trucco, è una disabilità mentale culturalmente imposta.

GIOCO N.5 – TROVA LA DISABILITÀ NEI TUOI ACCESSORI

4 x accessori

Immagine 1-2. Disabilità glamour in Thailandia, di cui potete valutare la gravità a colpo d’occhio.

Immagine n.3. Il ciondolo da coscia procura alcune disabilità: fastidio quando vi sedete e al mare qualcuno tentato di tirare la cordicina. Oppure dovrete dimagrire per poterlo indossare (se le cosce si toccano non si riesce).

Immagine n.4. Tutte hanno avuto o hanno una borsa enorme pesantissima che le ha procurato mal di schiena e disturbi posturali vari.

GIOCO N.6 – TROVA LA DISABILITÁ NEL FRIGO

anoressia

Alle donne in Occidente viene chiesto di essere magre. La magrezza coincide proprio con la debolezza e l’inferiorità fisica. Se state mangiando troppo poco per aderire ai folli canoni estetici, ricordatevi sempre le parole di Naomi Wolf:

“La dieta è il più potente sedativo politico nella storia delle donne”

Con la nostra collezione di disabilità rassicuriamo l’uomo a livello inconscio sulla nostra inferiorità fisica e/o mentale, e questa informazione gli consente di non sentirsi minacciato, ma in una posizione dominante. Qui risiede la seduttività della disabilità, nella posizione di dominio. È lo stesso motivo per cui ha tanto successo la prostituzione. È il motivo per cui sino dalle società patriarcali più arcaiche gli uomini hanno impedito alle donne di utilizzare i loro stessi strumenti di produzione e le armi, per sentirsi al sicuro nel dominio di metà della popolazione e trarne un beneficio sessuale ed economico (P. Tabet).

Escape the corset!

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