L’estetica “Plastikenstein”

alter the culture
Vignetta di Cathy Wilcox -https://cathywilcox.com.au/

Premetto che non sono appassionata di celebrità, e non possiedo neppure un televisore. Forse per questo ho appreso con un certo ritardo la dichiarazione di un’attrice, Eleonora Giorgi, che tempo fa ha annunciato di voler ricorrere alla chirurgia plastica per tornare ad essere una donna visibile. Sebbene sia comprensibile lo smarrimento di chi è stato un sex symbol per tutta la vita e con la maturità diventa trasparente, è chiaro che non è lei a dover modificare i suoi connotati, ma la nostra cultura. Un cultura che invisibilizza le donne con una obsolescenza programmata: dopo i 50 sei finita.

Se vi state chiedendo perché diavolo Giorgi non dovrebbe disporre liberamente del suo volto, proverò qui di seguito a sostanziare l’appello a desistere, e parlo anche per la salvaguardia della mia futura faccia matura.

  1. 220px-Donatella_Versace_WikipediaGiorgi ha 65 anni, nessuna chirurgia plastica porterà indietro le lancette del tempo: “rimodellando” il volto non otterrà la sua gioventù, ma una parodia della giovinezza, una irreparabile maschera grottesca giacché non avere cedimenti cutanei non significa affatto essere giovani, bensì semplicemente acquisire i connotati di una nuova spaventosa “etnia artificiale”, quella che potrei definire con un neologismo, la razza dei Plastikenstein: dal piccolo ritocchino si potrebbe trovare in men che non si dica a sembrare la cugina di Donatella Versace;
  2. PAY-Meg-Ryan Irish Mirror 2015Alcuni esempi di Plastikenstein che dovrebbero dissuadere chiunque dal rinunciare al proprio volto maturo: Lilli Gruber, Barbara De Rossi, Meg Ryan. Tre anni fa su Irish Mirror si leggeva “Meg Ryan destroyed her career with plastic surgery”, ha distrutto la sua carriera con la chirurgia plastica;
  3. Cosa c’è dietro la popolarità della chirurgia plastica: rinunciare al proprio volto è un atto di resa alla cultura del sexage, è una dichiarazione di inferiorità umana delle donne mature. Nel libro Alle donne piace soffrire? l’ho definita “il burqa al contrario”, una sorta di “mutilazione dell’identità” femminile;
  4. L’uomo maturo col tempo acquisisce fascino, ma la donna non ha questo privilegio: non è solo il declino ormonale ad essere stigmatizzato, è una questione culturale che obbliga le donne alla perenne infantilizzazione, alla adolescenza a vita, perché giovane è vulnerabile. Quindi la parodia della gioventù che passa dal bisturi è una dichiarazione di sottomissione al sistema di dominio sulle donne: se fai polpette della tua pelle in eccesso, stai solo accettando che non vi sia altro modo di ottenere il tuo posto nel mondo. Ma questo non è più il tempo per farci dire dal sistema quale posto nel mondo possiamo avere o non avere, questo è il tempo di creare nuovi posti nel mondo per le donne, anche quelle con i capelli grigi, con le rughe attorno agli occhi, con il corpo morbido e maturo. Con un vissuto da raccontare. E una bella donna di 65 anni come Giorgi potrebbe inaugurare il ribaltamento del sistema: perché essere una delle tante che si è piegata al dominio del bisturi, quando potrebbe essere una delle prime a disobbedire? “Raramente le donne che si comportano bene fanno la storia” (Laurel Thatcher Ulrich, storica);
  5. Giorgi è un’attrice, ma il cinema italiano vuole solo donne belle e giovani, non sessantenni in via di evaporazione sociale; i registi non chiamano, non ci sono ruoli per lei? Il sistema chiude le donne in un angolo e propone il bisturi come unica via d’uscita. Lei ha dichiarato di voler conservare solo le rughe attorno agli occhi, forse un rimorso pensando a un simbolo, Anna Magnani che dice “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire”; sa che perderà tutta la sua storia se asfalterà ogni disegno del tempo. Ebbene, c’è una cosa che qualcuna prima o poi dovrà cominciare a fare, e quella potrebbe essere lei: non aspettare un Ferzan Özpetek che ti proponga una parte ma creala tu stessa, scrivendo una sceneggiatura che parla di donne mature, spingendo in avanti un’Italia misogina che rema indietro, pornificatrice e androcentrica, raccontando la vita interiore delle donne sopra i 50 o i 60 anni. C’è bisogno di nuove narrazione di chi è reso muto e invisibile dai media, che ci aiuti a superare il tabù dell’invecchiamento femminile, della sessualità in età matura, bisogna raccontare il desiderio delle donne dalla loro prospettiva. Sarebbe una rivoluzione. C’è tutto un filone da scoprire oltre il fallocentrismo italico, ossidato sulle giovani donne oggetto, da dominare: c’è da raccontare ancora l’indicibile, storie di matura eccitazione vaginale esistenziale. Le donne sono invisibili finché aspettano che un uomo punti una luce sulle loro vite: ce l’ha insegnato la narrazione religiosa che siamo solo appendici dell’unico sesso perfetto, ma questo è il momento di ribaltare il mondo, per parlare con la nostra voce e scrivere la nostra storia senza aspettare qualcuno che ci dia un copione. Le donne, tutte le donne e a tutte le età, potrebbero illuminarsi da sole semplicemente scoprendo le proprie luci interiori e sostenendosi a vicenda;
  6. Plasmare il corpo per conformarlo alla cultura è alienazione della persona da se stessa.

La profezia di Gloria Steinem è incoraggiante:

Le donne diventano radicali invecchiando. Un giorno un esercito di donne con i capelli grigi potrebbe tranquillamente conquistare la Terra.

Vi propongo la visione di due video ironici sul tema della cultura che decreta la morte sociale delle donne mature, la loro invisibilizzazione: il primo è la Donna Invisibile di Angela Finocchiaro, il secondo sono riflessioni di Teresa Cinque sulla impellente necessità di una “Georgeclooneytá al femminile”, godeteveli.