Il matrimonio nuoce gravemente alla salute (delle donne)

gestalt2-268x300L’ho sempre pensato, e oggi più che mai ci sono prove schiaccianti. Se ancora smaniate per indossare l’abito bianco da principessa disneyana rimbambita, probabilmente significa che soffrite di un disturbo della percezione: un po’ come per le teorie della Gestalt, che ha indagato le leggi secondo le quali strutturiamo le nostre percezioni visive, così le donne vedono il matrimonio come due profili (simbolicamente una donna e un uomo), piuttosto che il vaso. Precisamente il matrimonio più che un vaso da fiori, è un secchio del mocio, giacché le incombenze domestiche spettano solo a voi maritate: ora che siete la Signora Tal Dei Tali, siete insignita della prestigiosa onorificenza di factotum di casa.

vuoi tuPerché si sa alle donne piace pulire, rassettare, e cucinare molto più che agli uomini, senz’altro più che praticare uno sport o leggere un libro. Lo sapete benissimo, se un uomo si dedica a lavori squisitamente femminili, le sue gonadi possono rimanere irrimediabilmente compromesse, perciò vi ha sposata. Ora non ditemi che lui “vi aiuta”. Traduzione di “lui mi aiuta”: per incontrovertibile destino biologico il lavoro domestico è di vostra femminile competenza, ma lui cerca di essere “moderno” quel minimo indispensabile per non incorrere nelle vostre multiformi rappresaglie. Spesso piuttosto che “aiutarvi” (diremmo meglio “farsi carico della sua quota 50% di fastidiose incombenze domestiche”), lui rimane sul lavoro a fare gli straordinari, ed è anche per questo che guadagna più di voi:  lo scambio sessuo-economico è un meccanismo ben oliato in tutto il mondo da millenni (Paola Tabet) e il matrimonio è uno dei suoi mercati meno riconosciuti.

Non raccontatemi che gli uomini oggi sono diversi, perché in questo post non stiamo parlando di quelle evolute rare eccezioni maschili, ma della realtà mondiale descritta da Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief, confederazione internazionale di organizzazioni non profit  per la riduzione della povertà globale)  nel suo nuovo rapporto Bene pubblico o ricchezza privata? presentato al World Economic Forum di Davos-Klosters, Svizzera, il mese scorso.

Al punto 5 del rapporto Oxfam leggiamo:

Gli uomini possiedono il 50% di ricchezza in più delle donne. Vi è una forte correlazione tra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere: società più eque registrano anche condizioni di maggiore parità tra uomini e donne. A livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini. Quest’ultimi possiedono il 50% in più della ricchezza delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Se il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne a livello globale venisse appaltato ad una singola azienda, il suo fatturato annuo sarebbe di 10.000 miliardi di dollari, pari a 43 volte quello di Apple.

scultura Torrelavega Asociación Cultural Octubre
Il peso del maschilismo sulla donna, installazione a Torrelavega (Cantabria, Spagna), a cura della Asociación Cultural Octubre

Leggetelo di nuovo: il lavoro di cura gratuito svolto dalle donne vale globalmente 10.000 miliardi di dollari. Portare da sole questo carico significa per le donne minor tempo libero per la propria crescita (professionale, culturale, umana), minore considerazione sociale per il lavoro svolto poiché ritenuto di basso profilo, minore possibilità di guadagno e in molti contesti significa anche totale mancanza di indipendenza economica. Minor tempo per il riposo e per la creatività. Pensando al matrimonio continuate a vedere due profili invece del vaso? Avete un conclamato problema di percezione della realtà, che prende il nome di cecità selettiva, il noto sistema femminile di sopravvivenza in ambiente ostile maschilista, che mira a minimizzare la punizione sociale sottomettendosi con entusiasmo alle richieste del genere dominante.

Matrimonio compito di madre copia
Matrimonio, ovvero “compito di madre”

Naturalmente se vi sposerete, sarà conveniente che lui sia un uomo più vecchio di voi, perché non è importante solo garantirsi la factotum aggratis, ma anche la badante per la vecchiaia, così finalmente vedrete che il vaso tra i due profili è un vaso da notte, pieno di prodotti biologici di scarto. Ma continuate lo stesso a sposarvi, perché naturalmente tutto è congeniato nella nostra società perché senza un marito vi sentiate incomplete, sfigate, sbagliate: è per questo che le nubili sono state chiamate “signorine”, per sottolineare l’inferiorità di status rispetto alla “signora”. Signorina è una specie di frutto acerbo che non matura ma avvizzisce, piccola –ina, una sottospecie di donna. E per fortuna che è arrivato l’eufemismo inglese single a salvare dal suicidio tutte quelle che avrebbero voluto conformarsi sposandosi, ma per qualche motivo non ci sono riuscite.

In Italia la ciliegina sulla torta nuziale si chiama DDL Pillon, quello che se disgraziatamente divenisse legge vi obbligherà – in presenza di minori – alla momentanea indissolubilità del matrimonio, giacché una delle più prevedibili conseguenze sarà di non riuscire più a sostenere economicamente una separazione: sarete per parecchio tempo obbligate a vedere i due profili, anche se non vi amate più, o peggio se lui è un violento con voi o con i vostri figli. Il matrimonio è sempre stato una clamorosa inculata, ma almeno nel 1970 era stato provvidenzialmente dotato di Uscita di Emergenza: ebbene il DDL lo trasformerebbe nel peggiore incubo della vostra vita.

La Gestalt afferma che la percezione non dipende dagli elementi, ma dalla loro reciproca strutturazione: notare bene, non è un post contro gli uomini cattivoni e le donne sottomesse, ma contro la strutturazione che la società patriarcale opera sugli elementi umani donna-uomo.

Quando vi sposate pensate di coronare il vostro romantico sogno d’amore: avete seguito un lungo training formativo cominciato con i fratelli Grimm, e sognate di vivere per sempre felici e contente con lui; poi scoprite alcune recenti ricerche secondo le quali le donne sono felici solo dopo gli 85 anni (un sondaggio del NHS, il sistema sanitario nazionale del Regno Unito, e una ricerca del Dipartimento di Geriatria dell’Università di Padova in collaborazione con l’Istituto di neuroscienze del Cnr): ansia, depressione, disturbi del sonno accompagnano la vita coniugale delle donne, sotto il peso delle responsabilità familiari. La felicità per le donne arriva solo con il divorzio o la vedovanza. E viceversa per gli uomini, che sono felici sino a che maritati e depressi quando rimangono soli, perché incapaci di badare a se stessi e privi di relazioni sociali, apatici, sedentari, sotto-nutriti e socialmente isolati.

La domanda cruciale è: PERCHÉ ASPETTARE GLI 85 ANNI PER ESSERE FELICI? Il matrimonio deprime le donne, perché non rivoluzionare la società patriarcale distruggendone un mito? Per sempre felici e contente cominciando prima possibile, senza i confetti e Felix Mendelssohn.

Il matrimonio e la famiglia di struttura patriarcale non sono l’unica forma possibile di relazione tra le coppie: le persone di etnia Moso, o Mosuo, che vivono nelle province cinesi dello Yunnan e del Sichuan, rifiutano il matrimonio. La famiglia Moso non si basa sulla coppia ma sulla famiglia matrilineare: i nuclei sono composti da circa una decina di persone, sono tutti consanguinei e portano il nome della matriarca (la Dabu): sono fratelli e sorelle, zii, zie, figli, figlie, e nipoti. Quando un individuo raggiunge la maturità (non solo sessuale), può intrattenere relazioni che non porteranno mai al matrimonio o altre forme di convivenza (tranne casi eccezionali); i figli che dovessero nascere dalle relazioni prenderanno il nome della madre e saranno allevati in seno alla famiglia matriarcale. La relazione tra padri e figli è possibile ma non obbligatoria, mentre gli uomini sono tenuti a prendersi cura dei figli delle sorelle, cioè solo dei bambini consanguinei; gli uomini Moso dividono con le donne il lavoro domestico e di accudimento, attività che non sono ritenute femminili ma di naturale “cura dell’altro”. Questa organizzazione ha incredibili benefici: non esistono violenza domestica o dipendenza economica, quando le relazioni finiscono non vi sono sulla coppia conseguenze  economiche o patrimoniali. Non esiste la fase della “crisi adolescenziale”, perché non vi sono stereotipi di genere oppressivi. Le relazioni tra donne e uomini durano quanto l’amore, quando finisce se ne accetta la conclusione. Le coppie non sviluppano sentimenti di possesso e Pillon probabilmente lo troverebbero spregevole. 

Le famiglie matriarcali Moso sono basate sulla solidarietà, la cura, il soddisfacimento dei bisogni dei suoi componenti. Tendenzialmente monogami, donne e uomini Moso godono di piena libertà sessuale: eventuali infedeltà, che possono capitare a chiunque, non sfociano in drammi o violenze. Le donne hanno pieno controllo della procreazione, e gestiscono la propria fertilità con la contraccezione.
Presso i Moso non esiste la prostituzione: ma non era il mestiere più vecchio del mondo? Ormai è noto che l’acquisto del consenso a subire atti sessuali non desiderati è una invenzione patriarcale, dove il controllo del corpo di servizio delle donne si realizza con la prostituzione, e purtroppo in molti contesti anche con il matrimonio (il cosiddetto “cliente unico”). Invece presso i Moso la donna è libera e rispettata, e la sua sessualità ha la stessa dignità di quella di un uomo. Potremmo misurare il grado di felicità delle persone (prima degli 85 anni!) nei due sistemi patriarcale e matriarcale, e qualcosa mi dice che ne usciremmo perdenti.

I Moso non sono una mitica etnia estinta nel Paleolitico Superiore, ma una comunità vivente di circa 50.000 mila persone. Se volete approfondire l’argomento, dovete leggere il libro di Francesca Rosati Freeman “Benvenuti nel paese delle donne” (XL Edizioni). 

Betty Argenziano