Femminismo e felicitá

Cartoline-Suffragette-04-671x420La parità di genere dovrebbe essere una condizione a cui aspirare in tutte le società. Invece ancora oggi le femministe vengono dipinte come zitelle acide coi baffi, così come cento anni fa la propaganda anti-suffragette, le pioniere del Femminismo. Oggi nessuna donna può affermare di non provare gratitudine per le conquiste di cui beneficia grazie al Femminismo, a cominciare dal diritto al voto e dall’istruzione. Ma siccome l’Italia odierna si sta quotidianamente dimostrando ostile alle donne, che si vorrebbero di nuovo relegare in casa (o in un bordello, come massima emancipazione dalla casalinghitudine), in questo post vi andrò a dimostrare che il Femminismo come movimento culturale di promozione della parità tra i generi, è motore di felicità. Felicità per tutti.

Alcuni giorni fa è stato pubblicato il World Happiness Report 2019, una classifica della felicità nei vari paesi del mondo, basato su dati statistici economici, sociali e culturali: secondo questi parametri i paesi più felici sono FinlandiaDanimarca e Norvegia. L’Italia si trova quasi in fondo, al 47mo posto.

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Adesso prendiamo il rapporto dello scorso ottobre dell’European Institute for Gender Equality relativo all’equità tra i generi in Europa nel 2017: Svezia, Danimarca, Finlandia e Olanda sono in testa. La classifica misura le differenze  tra donne  e uomini all’interno dell’UE nei seguenti ambiti: lavoro, denaro, conoscenza, tempo,  potere  e salute; l’indice misura anche  la violenza  contro  le donne.

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Un dato avvilente di questo report è che in Italia l’81% delle donne cucina e svolge lavori domestici per almeno un’ora al giorno, contro solo il 20% degli uomini. Qui la rivoluzione, donne, la dovete fare voi: scegliete con cura l’uomo con cui mettere su famiglia, e soprattutto smettete di pensare che sia un vostro esclusivo compito, un “mandato biologico”, prendersi cura di tutti. Se non togliete voi il carico dalla vostra schiene, nessun altro lo farà.

Rivediamo la classifica dei paesi più felici, limitando l’elenco ai soli paesi europei.classifica felicita EU.jpg

Come potete vedere, i paesi nordici sono quelli piú felici e anche quelli con la piú elevata parità tra i generi. Capite perché la giovane attivista per l’ambiente Greta Thunberg non poteva che appartenere ad un paese del nord Europa? Se già non lo sapevate, Greta è ecofemminista.

Le discriminazioni di genere rendono infelici le persone, sia le oppresse sia gli oppressori, sebbene questi ultimi ottengano indubbi vantaggi dalla sopraffazione; la violenza maschile sulle donne (agita da partner o ex partner) ha un costo sociale che si misura in soldoni, non solo fratture, ematomi, e funerali: 26 miliardi di euro l’anno solo in Italia, 226 miliardi in Europa; la violenza incide sulla produzione economica, sulla sanità e sui costi personali. Questi dati non sono compatibili con la felicità di un paese, e neppure con quella dell’intero mondo. Come già scrissi in “Alle donne piace soffrire?” nel mondo va tutto a rotoli proprio a causa delle enormi energie investite nell’oppressione di genere. Per questo motivo oggi più che mai è necessario realizzare quanto si proponeva una delle più famose suffragette, Emmeline Pankhurst:

Dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, così loro possono aiutare a liberare l’altra metà.