“Ma io sono consapevole” is the new “Ma io lo faccio per me stessa”

Dopo il recente post Ma io lo faccio per me stessa, sento l’urgenza di fare outing: a me con i baffi non mi ci vedrete mai. 

Sono depilata ma, attenzione, in piena consapevolezza. E allora? Che differenza c’è tra la mia “depilazione consapevole”, e quella di una donna ma io lo faccio per me stessa, o una ma a me i peli fanno schifo, o ancora io amo la pelle liscia? Assolutamente nessuna differenza. Il punto infatti non sono le nostre motivazioni nell’adeguarci o meno al “codice di sottomissione” definito da Manon Garcia: il punto è la nostra perenne posizione di subalterne nella gerarchia tra i generi, che non cambia in ogni caso. È la più antica forma di razzismo: le donne sono inferiori agli uomini, con il make up o senza. Il sesso debole. Il secondo sesso.

Perciò che portiate con orgoglio i baffetti alla Frida e coltiviate sul vostro corpo i peli dello Yeti, che vi nascondiate sotto un burqa o sbattiate le vostre formose chiappe in faccia a tutti, consapevoli o meno dell’oggettificazione della vostra persona, non cambia molto: noi siamo comunque percepite e valutate meno di un uomo, anche quando abbiamo vinto un Nobel in Medicina (memorabili le battutacce su Rita Levi Montalcini solo perché era vecchia. Se è inferiore una donna giovane, figurati una anziana).

CONSAPEVOLEZZA IS THE NEW

Così, cosa ce ne facciamo della nostra altezzosa consapevolezza, oltre a sbandierarla in faccia alle inconsapevoli? Niente di niente, perché il razzismo di genere che definisce l’aspetto che devono avere i nostri corpi (a volte con la ferocia della violazione dei diritti umani, vedi MGF), si riflette su ogni altra disparità, ed è lo specchio della nostra inferiorità: perciò sarà normale che tu sia la schiava di casa, che guadagni meno, che tu non faccia carriera e i vertici siano solo un concetto di geometria; sarà normale che tu non abbia rappresentanza politica e ti fottano i diritti sotto il naso; sarà normale che se vuoi lasciarlo lui ti riempia di botte o ti uccida, perché sei solo una donna, cioè un po’ più di una cosa e molto meno di una persona. Sei solo un sesso, non sei una persona. Il Mito della Bellezza è una delle metastasi del cancro chiamato razzismo di genere, e c’è solo un modo di sconfiggerlo: essere eversive. Avere i baffi è eversivo ma piuttosto inutile, e inoltre sarete socialmente punite. Credo che le donne abbiano in mano la più potente arma di eversione sociale: l’educazione delle nuove generazioni. Abbandonate l’educazione di genere, perché è quella che costruisce la superiorità maschile e lo svilimento del femminile. In ogni parte del mondo questa educazione sessista produce donne con bassa autostima, disposte a guadagnare meno degli uomini, a non avere rappresentanza politica, a torturare il proprio corpo imperfetto per aderire ai canoni estetici, a inibire la propria sessualità. È questo non si può più tollerare. Ne usciamo solo con atti eversivi che minino alla base il sistema. In altri paesi sperimentano il superamento dell’educazione di genere, mentre in Italia è temuto come il demonio, perché sanno benissimo che destabilizzerebbe l’attuale assetto.

È poi è ora di piantarla con questa messa in scena della nostra subalternità: sono millenni che fingiamo di essere inferiori perché possiate pavoneggiarvi davanti allo specchio deformante la vostra grandezza, è ora che accettiate la verità: donne e uomini sono uguali, chiedete conferma alla neuroscienziata Gina Rippon. Costruire artificiosi handicap biologici, fisici e sociali per inferiorizzare gli altri e sentirsi così superiori è piuttosto meschino come modo per stare al mondo: vi garantisce la supremazia e lo sfruttamento, ma vi impedisce di scoprire come sarebbe il mondo se tutte e tutti, a prescindere da sesso e razza, potessero liberamente esprimere il loro potenziale umano. Vi impedisce di scoprire quanto voi uomini valete davvero.

Anzi, ci ho ripensato, non sono d’accordo con Manon Garcia, i canoni estetici non sono “codici di sottomissione”, ma segni evidenti della nostra superiorità: facciamo tutto quello che fate voi, ma all’indietro e sui tacchi (cit.), e vorrei vedere voi uomini con la french manicure mettervi le dita nel naso.

Betty Argenziano