Pregiudizi contro le donne in politica: riconoscerli e superarli

Il prossimo anno negli Stati Uniti ci saranno le elezioni presidenziali. Ma è urgente parlare soprattutto di politica italiana. Cosa ne pensate di una Presidente del Consiglio e un Parlamento a maggioranza femminile? E non sarebbe l’ora di avere una Presidente della Repubblica? È questo il momento, quello di riconoscere gli ostacoli che le donne affrontano in politica.

Non dite che non è importante il genere ma le capacità, perché è la banalità che sostiene l’immutabile status quo, tradizionalmente avverso alle donne anche grazie a una poderosa mole di pregiudizi, che ci investe tutti. C’è anche un altro grosso problema: le poche donne ammesse nelle stanze dei bottoni sono sostanzialmente ancelle del patriarcato. A questo proposito riporto uno stralcio da un articolo che evidenzia l’inconcludenza del femminismo liberale:

Il femminismo liberale è simile a una freccia che raggiunge il bersaglio sbagliato: a fronte di poche donne in carriera che hanno potuto raggiungere posizioni di vertice, la stragrande maggioranza delle donne ha visto peggiorare le proprie condizioni di vita. Salari di povertà, assistenza sanitaria inadeguata, polizia di frontiera, abitazioni inaccessibili, cambiamenti climatici: sono questi i temi che, secondo le studiose, devono essere al centro del nuovo movimento femminista che sta alzando la voce in tutto il mondo perché sono questi i problemi che colpiscono la maggioranza delle donne. Lo strabismo del femminismo liberale ha portato invece a perseguire come fine una “pari opportunità di dominio” arrivando a chiedere “alle persone comuni, in nome del femminismo, di essere grate che sia una donna e non un uomo a mandare a rotoli il loro sindacato, a ordinare a un drone di uccider i loro genitori o a richiudere i loro figli in una gabbia del Messico”. (cfr. Femminismo per il 99%. Un manifesto, di Cinzia Arruzza, Tithi Bhattacharya, Nancy Fraser, Ed. Laterza, 2019).

Il seguente video descrive tutti i pregiudizi che hanno impedito sino ad ora l’elezione di una donna Presidente: si parla di Stati Uniti, ma vale anche per l’Italia.

Qualora si formasse in Italia un movimento politico femminista rivoluzionario (per rivoluzionario intendo, come Nancy Fraser, anticapitalista, anti-razzista, ecologico, solidale e inclusivo), le sue candidate si troverebbero a combattere contro specifici pregiudizi che investono le donne in politica. Ma riconoscere i pregiudizi è il primo passo indispensabile per superarli. Vi propongo l’ottimo lavoro di LEAN IN tradotto dall’inglese e evidenziato graficamente come citazione: le autrici del Manifesto “Femminismo per il 99%” non apprezzano Lean In, ritenuto femminismo liberale e elitario che si rivolge all’1% delle donne, ma io credo che nei seguenti punti ci siano tutti gli elementi che occorrono per riconoscere i nostri pregiudizi contro le donne candidate in politica. 

Le donne che corrono per un incarico politico affrontano ostacoli che gli uomini non affrontano. Le persone sono più propense a mettere in discussione le loro qualifiche, a criticare il loro aspetto e persino a provare avversione. Le elezioni dovrebbero consistere nel decidere chi è giusto per quel lavoro. Il pregiudizio di genere si frappone. Alle prossime elezioni, usciamo dai pregiudizi.

Ricordate sempre che le donne sono le più preparate, come emerge da tutte le indagini sulla formazione. Se non sfondano il tetto di cristallo è solo a causa dei pregiudizi di genere.

Maya e Mike stanno correndo per l’incarico. E stanno per avere esperienze molto diverse. Le donne candidate sono spesso considerate secondo standard diversi da quelli degli uomini e giudicate più duramente. Perciò, può essere più difficile per le donne.

Avete presente il doppio standard che prevede le donne debbano lavorare il doppio di un uomo perché le siano riconosciuti talenti e capacità?

Maya dovrà lavorare di più per dimostrare di essere qualificata. Ma se si promuoverà troppo, provocherà avversione. Tendiamo a sottovalutare le prestazioni delle donne e sopravvalutiamo gli uomini. Le donne ottengono meno credito per i loro successi e biasimo per gli errori. Di conseguenza, le donne devono lavorare più duramente degli uomini per dimostrare di essere qualificate.
C’è un altro blocco: le donne sono respinte se considerate troppo auto-promozionali. Gli uomini no, ci aspettiamo che promuovano i loro talenti. Questo doppio legame mette le donne in difficoltà. Se non parlano del loro background, i loro talenti ci possono  sfuggire. Ma se lo fanno, gli elettori potrebbero non gradirle.

Alle donne è richiesta modestia, agli uomini superbia. Ma soprattutto gli uomini beneficiano del bonus-testicoli, che raddoppia la grandezza della loro immagine nello specchio della sopravvalutazione.

Il suo aspetto potrebbe essere criticato. Anche la sua voce. I media si concentrano più sull’aspetto delle donne candidate che su quelle degli uomini. Tutti lo facciamo: i capelli, i vestiti, il viso e il corpo di una candidata sono soggetti a controllo. Sia che i commenti siano critici o lusinghieri, distolgono l’attenzione da ciò che conta: le sue idee e la sua esperienza.

Qui Lean In è ottimista: l’aspetto di una candidata sarà sicuramente criticato, senza ombra di dubbio.

Se è una mamma, la gente chiederà ‘Chi è con i bambini?’. Se non è mamma, dubiteranno comunque di lei. Il pregiudizio sulla maternità è il più forte tipo di pregiudizio di genere. Quando le donne diventano madri, spesso cadiamo nella trappola di pensare che non possono essere pienamente impegnate sia con il lavoro sia con la famiglia. Questo entra in gioco nel percorso elettorale. Quando le madri corrono per un incarico chiediamo “Chi si sta prendendo cura dei loro figli?” A causa della forte convinzione culturale che dovrebbero essere a casa con i figli. Anche le donne candidate che si allontanano dalle norme di genere pagano un prezzo: gli elettori generalmente preferiscono le donne sposate con figli rispetto alle donne che non lo sono.

Questo dipende dal fatto che nessuno si aspetta che un uomo si occupi dei figli: un uomo è libero, sempre. Una donna con i figli mai, se non vuole essere giudicata negativamente. E se sceglie di non aver figli, allora è una mezza donna.

Avrà più difficoltà a risultare positivamente nei media. I media possono – e spesso lo fanno – cadere negli stessi pregiudizi-trappola di tutti gli altri. Nelle elezioni, ciò significa che le donne ricevono una copertura mediatica meno positiva rispetto agli uomini. Considerando l’impatto che i media possono avere sulla percezione degli elettori dei candidati, questo è un problema.

Ci sono buone probabilità che venga definita “poco interessante” e “ineleggibile.” C’è uno stereotipo secondo cui gli uomini sono naturalmente leader migliori rispetto alle donne. Qualità come forza, coraggio e risolutezza sono tipicamente considerate maschili. Al contrario, spesso vediamo le donne come accudenti e collaborative, caratteristiche che non sono così fortemente associate alla leadership. Il fatto che la stragrande maggioranza dei leader politici siano stati uomini rafforza questa dinamica. Prendi la Presidenza – è più difficile per noi immaginare una donna Presidente perché non c’è mai stata. Questo potrebbe essere il motivo per cui a volte siamo meno propensi a pensare che le donne possano vincere. Fortunatamente, questo cambierà man mano che più donne correranno per la carica e si amplierà la nostra immagine di ciò a cui deve assomigliare un politico di successo.

Sinceramente, quanti disastri hanno compiuto uomini leader nel tempo e nello spazio? Guerre, cadaveri e macerie per dirla con le parole di Virgina Woolf. E ancora pensiamo che gli uomini siano leader migliori delle donne?

Troppo ambiziosa. A causa delle aspettative stereotipate, le donne dovrebbero essere disinteressate e generose: spesso si trovano ad affrontare critiche quando sembrano essere “ambiziose” o “egoiste” – per esempio quando corrono per una carica politica. Le persone hanno meno probabilità di votare per le donne candidate quando le percepiscono come alla ricerca del potere. Gli uomini non sono penalizzati per questo. Ci aspettiamo gli uomini siano guidati e ambiziosi e tendiamo a pensare bene di loro quando mostrano queste qualità. Li vediamo come “sicuri di sé” e “forti”.

Qui vale la premessa, diamo potere alle donne che lo eserciteranno per migliorare la vita di tutte le donne, non solo delle élite.

Troppo emotive. Le donne sono spesso viste come emotive, mentre gli uomini tendono ad essere considerati razionali. Questa dinamica può portare le persone a vedere una donna che possiede un’opinione – specialmente se la esprime con convinzione – come eccessivamente emotiva. Gli uomini raramente ricevono la stessa critica. Questo è importante perché ci aspettiamo che i nostri leader siano misurati, non volubili.

Esprimi con convinzione un’opinione, e qualcuno traccerà il tuo profilo ormonale. Ma se lo fa un  uomo, è uno “coi coglioni”.

Non importa quello che fa, la gente dirà: “Semplicemente non mi piace”. Il successo e la gradevolezza per gli uomini sono correlati positivamente, per le donne invece sono correlati negativamente. Ciò significa che quando un uomo ha successo, alla gente spesso piace di più. Ma quando una donna ha successo, le persone spesso la amano meno. Questo è importante in politica. Le donne candidate devono essere viste come qualificate e piacevoli, mentre gli uomini devono essere considerati solo qualificati: la gradevolezza è un di più per loro.

Le donne affrontano anche pregiudizi a causa della loro razza, orientamento sessuale, disabilità o altri aspetti della loro identità. Questa discriminazione composta può essere significativamente maggiore della somma delle sue parti. Ad esempio, le donne di colore che corrono per un incarico spesso affrontano pregiudizi per il genere e la razza. Rispetto alle donne bianche, le donne di colore hanno più difficoltà a ricevere il sostegno del partito, e in particolare hanno più difficoltà a raccogliere fondi.

Abbiamo tutti dei pregiudizi inconsci e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte per contrastarli. Ciò significa mettere in discussione i nostri giudizi impulsivi e spingerci a migliorare. La ricerca mostra che prendiamo decisioni più giuste quando ci viene chiesto di spiegare il nostro modo di pensare. Quindi rifletti sulle tue reazioni alle donne che si candidano. Incoraggia la tua famiglia e i tuoi amici a fare lo stesso. Può essere semplice, come chiedere “Sono curioso, cosa ti fa pensare questo?” quando un amico dice qualcosa di critico. Un’altra strategia è chiedere: “Avresti la stessa risposta se un uomo facesse la stessa cosa?”. La risposta spesso sarà No. Le elezioni riguardano il fatto che tu possa scegliere chi è giusto per quel ruolo. Non lasciare che i pregiudizi intralcino il tuo cammino, o quello delle candidate.

E per finire una riflessione. Guardate la foto del summit dei G20: sono quasi tutti uomini, e le poche donne presenti sono ancelle del patriarcato. Come se la passano nel 2019 il Pianeta Terra e i suoi abitanti? Io direi, senza eufemismi, abbastanza di merda.

G20 japan 2019