SUICIDIO DI MASSA ANNUNCIATO

Siamo una specie animale pericolosa, perché non abbiamo antagonisti naturali: li avevamo, ma li abbiamo uccisi tutti, e quelli rimasti li uccideremo. Il nostro solo nemico in natura è la stupidità umana, che sempre si accompagna al desiderio di dominio sugli altri, all’ossessione di accumulare denaro e cose inutili, alla smania di possedere cose che gli altri non possono permettersi. La stupidità umana, lo sappiamo tutti, provocherà un suicidio di massa: come quello dei parassitoidi che non vivono in simbiosi con l’ospite, ma ne sfruttano il corpo sino al decesso.

In 6.000 anni di patriarcato gli uomini si sono dedicati allo sfruttamento delle donne, degli animali, della terra, e il risultato devastante è visibile con tutti i 5 sensi: in particolare gli ultimi 200 anni (dalla Rivoluzione Industriale a oggi) sono il periodo storico più critico, quello che ci ha portati ad un punto di non ritorno che continuiamo a ignorare. Se vi state domandando il nesso tra un post catastrofista e una pagina femminista, dove di solito si parla di canoni estetici Occidentali, violenza sulle donne, stereotipi di genere, il motivo vi sarà chiaro proseguendo la lettura: la situazione attuale e la prospettiva apocalittica sono diretta conseguenza della millenaria sottomissione delle donne, come ho scritto anche in “Alle donne piace soffrire?”; per sottomissione intendo sia l’asservimento al dominio maschile con conseguente perdita di libertà di autodeterminazione, sia l’“ancellismo patriarcale” ovvero l’uniformazione al sistema economico e culturale che concede l’ascesa di una ridotta percentuale di donne, alle quali è consentita non solo la libertà ma anche una quota considerevole di “potere” (economico, politico, culturale),  purché si perpetui il paradigma patriarcale.

Il tema ambientale è strettamente connesso con quello femminista, e solo un femminismo ecologista e radicale può fermare questo suicidio di massa; non a caso Greta Thunberg è una femmina: lei è tra i pochi che hanno una visione sul futuro, e quello che Greta vede è che NON ESISTE UN FUTURO. gretaCome darle torto? Mesi fa mi sono rotta una mano, e per alcune settimane sono andata in giro con il braccio al collo: indossavo solo una maglia di cotone a maniche lunghe, l’unica dentro la quale entrava il gesso; la cosa piuttosto inquietante è che eravamo all’inizio di febbraio, e io vivo nel Nord Italia, non ai Caraibi: invece di nevicare, era primavera. C’è anche un interessante articolo uscito nel mese di agosto su The Indipendent, dal titolo “Nel futuro solo i ricchi saranno in grado di fuggire dal caldo insopportabile dovuto ai cambiamenti climatici. In Iraq sta già succedendo”: 48 gradi a Baghdad, e senza condizionatore (se non sei ricco) non riesci più neanche a pettinarti senza sentirti male. L’apartheid climatico di cui parlano le Nazioni Unite provocherà la fuga in massa dai luoghi surriscaldati del pianeta, che non potranno più fornire acqua e cibo alle persone. Ma naturalmente quelli più deboli, come bambini, anziani e malati non riusciranno a emigrare, semplicemente moriranno e non solo a Baghdad: quest’anno le temperature in Europa hanno toccato massime da record accompagnate da prevedibili decessi. Sul suolo italiano si è raggiunta la temperatura record di 50 gradi.

Come si è pensato di intervenire a livello europeo per invertire la rotta suicida? In modo molto timido, per non pestare i piedi a nessuno e continuare a fare baldoria mentre il Titanic affonda (dopo aver colpito uno scoglio, perché gli iceberg ormai si sono sciolti). Queste le ridicole politiche comunitarie:

  1. Sistema di scambio di quote di emissione dell’UE: le industrie inquinanti comprano il diritto di inquinare. Più che disincentivante, si potrebbe definire un Non-Sistema, ma anche Sistema PARACULO;
  2. Promozione delle energie alternative. Bisognerebbe promuovere anche la Ricerca, ma a forza di tagli e fughe di cervelli non si va lontano;
  3. Controllo della deforestazione. Questo sistema è un’altra barzelletta, giacché si dovrebbero aumentare i boschi e fermare il consumo di suolo;
  4. Riduzione delle emissioni delle automobili. Altra paraculata per proteggere le industrie, invece di parlare di mobilità alternativa.

Sebbene gli allevamenti di bestiame a livello mondiale producano una quota consistente di gas serra (la FAO stima il 18%), quando si tratta di produzione nessun politico si sognerebbe di incidere sulle industrie o dirvi di fare la vostra parte e ridurre il consumo di carne e prodotti animali, perché in effetti nessuno vuole smettere di sfruttare la terra, gli animali, l’acqua e le donne. Cosa c’entrano le donne? La pressione culturale alla riproduzione delle donne è quella che ha portato 7,7 MILIARDI di persone a vivere in questo momento su questo pianeta, saccheggiandolo con un’impronta ecologica più o meno devastante a seconda del grado di sviluppo dell’economia di una determinata area geografica: globalmente nel 2019 abbiamo anticipato l’Earth Overshoot Day (il giorno del debito ecologico) al 29 luglio, data nella quale abbiamo consumato tutte le risorse prodotte in un anno dal pianeta: “Sono attualmente consumate risorse pari a 1,7 volte la capacità rigenerativa annuale del pianeta Terra […]” (Wikipedia). Siamo troppi, siamo cavallette, siamo un cancro per la Terra.

Le ricette per salvare il Pianeta Terra non includono mai le donne, e come stupirsi visto il “successo” incredibile di 6.000 anni di cultura androcentrica basata sul dominio e la depredazione? Ne ho scritto anche nel libro “Alle donne piace soffrire?” (non pensavate mica che raccontassi solo la teoria del corpo imperfetto delle donne?), ripetendo ad oltranza che dobbiamo liberare metà della razza umana, le donne, così loro possono aiutare a liberare non solo l’altra metà della specie umana, ma l’intero pianeta. Le donne sono parte della soluzione nel momento in cui:

  • Sono libere di non riprodursi: siamo troppi, la crescita demografica deve essere arrestata. In tutto il mondo prosegue la pressione culturale alla riproduzione delle donne: in moltissimi paesi del mondo le donne non hanno alternativa al matrimonio e alla procreazione; in Africa la media è 6 figli per donna, magari dopo averla mutilata nei genitali;
tasso di fecondita totale wikipedia
Tasso di fertilità totale TFT – numero medio di figli per donna

beni africaNon è una incredibile coincidenza che nel Continente più depredato per le sue risorse naturali, anche le donne siano tra quelle più sfruttate per la riproduzione sociale e per giunta in molti paesi anche sottoposte a mutilazioni genitali, perché la sessualità appagata rende le donne meno docili e più assertive?

  • Sono libere di essere istruite: il sistema millenario di maggior successo nel dominio e sfruttamento delle donne è la mancanza di istruzione, in modo che siano sempre dipendenti e condannate alla riproduzione sociale come unica chance di vita;
  • Sono libere di rifiutare la cultura maschile basata su dominio e sfruttamento: dobbiamo uscire dal paradigma maschile della crescita “infinita” basata sullo sfruttamento di risorse finite, un modello per sua natura distruttivo, per inaugurare un approccio di cura, rispetto, creatività, simbiosi e, diciamolo, orientato alla felicità delle persone e alla salute dell’ambiente;
  • Sono libere di educare le nuove generazioni fuori dagli stereotipi di genere: la violenza sulle donne, sugli animali, sull’ambiente, è il prodotto di una maschilità tossica che vede nella forza, nella violenza, nella mancanza di empatia, nella sopraffazione, nell’accumulo insensato di ricchezza, la realizzazione di un delirio di onnipotenza. Le donne, in modo inconsapevole, da sempre perpetuano questa cultura della quale sono le prime vittime;
  • Sono libere di godere della propria sessualità: come dice Naomi Wolf in “Vagina. Una storia culturale”, la creatività, l’assertività, la determinazione e l’indipendenza beneficiano di una sessualità pienamente realizzata; l’Io Sessuale femminile non può realizzarsi nella pornografia, nella oggettificazione, nella prostituzione, tutti luoghi dell’esercizio di dominio maschile;
  • Sono libere dal Mito della Bellezza, che le spinge a sostenere con i loro consumi industrie altamente inquinanti nel settore beauty care; come pure industrie del fast fashion che sfruttano in modo schiavistico il lavoro di altre donne (spesso poco più che bambine).

Se pensate di essere troppo piccole e insignificanti nel mondo per cambiare qualcosa, è solo perché non pensate mai di essere la metà della popolazione, e perché siamo educate a combatterci invece che a unirci e cambiare finalmente tutto.

never doubt
Mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadine riflessive e impegnate possa cambiare il mondo. In effetti è l’unica cosa che é sempre accaduta.