Violenza mammografica

Vi devo raccontare una brutta storia. Ieri mi sono sottoposta al detestato esame e il sospetto di aver subito una vera e proprio “violenza mammografica” non è peregrino: nella stanza ci sono una giovane donna che regola la durata della radiazione e un uomo circa sessantenne che posiziona le mammelle dentro la pressa del mammografo. Quando mi spoglio mi chiede se ho capezzoli retratti, cioè non estroflessi come sono di solito, e gli rispondo che sì, il destro di solito è leggermente introflesso, ma in quel momento invece è normalmente estroflesso. Lui da bravo galletto pensa di fare lo spiritoso e per aumentare il suo ego mi dice “Il capezzolo sarà in fuori perché ha visto me!”. Ha sottinteso perciò una mia eccitazione nel vederlo. Di lì in poi và tutto a rotoli perché quando sei femminista mica ce la fai a stare zitta e perciò gli rispondo “Questa è proprio una battutaccia” e glielo dico due volte, con totale incoscienza. Lui probabilmente capisce che la battuta è fuori luogo, balbetta qualcosa sulla sua bruttezza nel tentativo di minimizzare, e insomma che quando è il momento di regolare la pressione delle lastre che riducono le mammelle allo spessore di una piadina romagnola, stringe così tanto che diventano ostie, e inizio a urlare. Sono sicura che esploderanno come pluriball. Questo per quattro dolorosissime volte. Sono passate quasi 24 ore e mi fanno ancora male le mammelle, le sento come infuocate, e temo ulteriori effetti collaterali. Non posso essere certa che sia dipeso da lui, ma mai in 3 lustri di mammo avevo provato un dolore così devastante, che mi ha tagliato le gambe e annebbiato la mente per ore. Io credo che si sia trattato di una forma di violenza sadica nei miei confronti, perché l’ho messo in imbarazzo davanti alla sua giovane collaboratrice: si aspettava da me un risolino imbarazzato e invece ha trovato una donna da punire perché non compiacente.
Dovremmo creare un “mammo-advisor”, visto che nessuno ci dice quanto sono vecchi gli apparecchi che ci riempiono di dolore e radiazioni, né tanto meno quanto sono sadici misogini i tecnici diagnostici.

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/tumore-cancro-seno-mammografi-ospedali-da-evitare/4381eb90-e13d-11e9-a633-17aa10b50ecf-va.shtml?fbclid=IwAR3N5EjnkLX_uCGVRWbKuKTjL0bnOuqGGfSK-AzllavZvQEG-Ins9J6S020


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