A corpo libero di non riprodursi

Libertà, è sempre un buon momento per parlarne. Si può essere libere in un mondo che opprime le bambine, le ragazze e le donne? Conoscete la risposta. E c’è un tema molto spinoso che riguarda la libertà del corpo delle donne: la fecondità. Non scriverò di diritto all’aborto né dell’abominio dell’utero in affitto, il mio focus è rivolto ad alcuni dati inquietanti ricavabili dall’indice di fecondità dei Paesi del Mondo: siamo troppi e stiamo distruggendo il Pianeta esattamente “come non ci fosse un domani”, che difatti non ci sarà visto che lavoriamo alacremente ad un evento eccezionale chiamato sesta estinzione di massa; nel giro di pochi decenni si stima che il 75% delle specie viventi si estinguerà. Cosa c’entra il femminismo con la prevedibile distruzione del Pianeta? La donna è la rivoluzione, o non vi è rivoluzione.

La scorsa estate scrissi un post che passò quasi inosservato: il post Suicidio di massa annunciato ad oggi non ha raggiunto neppure le 1.000 visualizzazioni. Se pensate che il post sulla vergognosa scultura di piazza del Duomo a Milano ha avuto 110.000 visualizzazioni, è piuttosto sconcertante che le persone si appassionino di più a un orrendo pezzo di plastica rosa piuttosto che alla distruzione della Terra. Eppure vi è un’intima connessione tra lo sfruttamento di ogni risorsa naturale disponibile e lo sfruttamento del corpo delle donne, in tutto il mondo.

Ogni anno l’Overshoot Day si anticipa: l’anno scorso abbiamo consumato tutte le risorse naturali il 29 luglio, tre giorni prima rispetto al 2018. Luca Mercalli (il noto meteorologo, climatologo, accademico e divulgatore scientifico) ha scritto un articolo sull’emergenza ambientale nel numero di dicembre 2019 del mensile Consumatori (Coop), che mi ha colpita perché finalmente anche qualcun altro indica IL problema di questo Pianeta: il sovrappopolamento. In 200 anni siamo passati da 1 miliardo di persone a 7,7 miliardi, e nel 2050 saremo quasi 10 miliardi. Mercalli ammette che il tema è scomodo, perché la riproduzione umana ha una stretta relazione con cultura e religione, ma io desidero aggiungere che principalmente la riproduzione umana ha una strettissima connessione con l’oppressione delle donne e lo sfruttamento dei loro corpi. In fondo all’articolo Mercalli cita il prof. William Ripple dell’Università dell’Oregon presso il Dipartimento di Ecosistemi Forestali e Società che dice: “Ci sono consolidate politiche che rafforzano i diritti umani e diminuiscono la natalità, come i servizi di consultorio familiare, la parità di genere, l’educazione femminile”. Sembra che abbia letto il mio post di agosto 2019.

In tutto il mondo le donne si sono sempre dominate così: obbligandole al matrimonio, alla riproduzione, alla produzione non retribuita o poco remunerata, tenendole lontane dalla conoscenza, dalle armi, dagli strumenti di produzione più remunerativi e da una sessualità libera. Così accade ancora oggi in molti Paesi. Diamo un rapido sguardo ai tassi di fecondità e ditemi se non vi sembra una prospettiva da suicidio un matrimonio precoce (magari forzato e condito da una mutilazione genitale) e poi anni infiniti  a generare e accudire 6-10 figli. In molti casi nessuna istruzione e nessuna indipendenza economica.

Tasso di fecondità totale (Wikipedia)Fertility_rate_world_map_2

“Keep’em barefoot and pregnant”, cioè “Tienile scalze e incinte” e in Italia nel meridione “Per tenere la donna a casa, nascondile le scarpe e mettila incinta” (P. Tabet, Le dita tagliate, pag. 127)

La fecondità non è un fato biologico estraneo ai rapporti sociali, infatti la riproduzione è stata ed è attualmente in molte parti del mondo una forma di sfruttamento del corpo delle donne. Lo dimostra chiaramente la decrescita demografica dell’Occidente (eccetto la Francia, che attua politiche di incentivazione): contraccezione, istruzione, autonomia conducono le donne a diminuire il numero di figli o scegliere di non averne. In Italia si dice che le donne abbiano meno figli di quelli che desiderano, per assenza di politiche di sostegno alla maternità; forse se alle donne fossero offerti lavori più interessanti e remunerativi la fecondità desiderata sarebbe ancora inferiore. Qualcuno potrebbe osservare che la distruzione dell’ambiente avviene ad opera dei Paesi più industrializzati, quelli che hanno un basso indice di fecondità e uno stile di vita consumistico e predatorio: vero, ma se prendiamo la Cina notiamo che è il Paese più popoloso al mondo, per cui a poco serve che abbiano un tasso di fecondità sotto i 2 figli a donna, visto che sono quasi un miliardo e mezzo di persone e hanno un’economia molto aggressiva; cosa dire poi dei cospicui investimenti della Cina in Africa, il Continente più fecondo al mondo? La popolosa Africa è terreno di conquista non solo della Cina. Osserviamo anche che noi “distruttori Occidentali” consumiamo prodotti che nascono dallo sfruttamento del lavoro a basso costo del mercato globalizzato, di Paesi con elevata natalità e bassa istruzione soprattutto delle donne. Ormai il mondo deve essere guardato come un planisfero, tutto con un colpo d’occhio.

Ma se da un lato sappiamo che il tasso di fecondità che assicura il mantenimento della popolazione costante è pari a 2,1 figli per donna, dall’altro dobbiamo tenere in considerazione che non è scontato che le donne vogliano quei 2 figli. Il corpo è nostro o no? Abbiamo il diritto di non riprodurci e di modificare i paradigmi dell’economia e della società che ci sono sempre stati imposti con l’arma in primis della religione e della cultura? Il corpo della donna è l’unico in grado di creare la vita: a questo fatto oggettivo dovrebbe corrispondere un potere di scelta, e anche una venerazione per il mistero che essa contiene. Invece questo potere e il senso del sacro femminile sono stati strappati via dal corpo delle donne proprio dalle religioni (mi riferisco in particolare ai tre monoteismi), che hanno inventato un dio maschile e definito l’uomo sua immagine divina. E la donna depredata della sua essenza sacra e del suo potere di vita: una mera appendice imperfetta, impura, incapace, debole, in sostanza inferiore. Su questo si basa il razzismo di sesso, il maschilismo, la misoginia, e il desiderio di dominio e controllo del sistema riproduttivo femminile (anche con l’utero in affitto e con il divieto di abortire).

Il problema ambientale di sovrappopolamento dovrebbe essere risolto dalle donne, se avessero potere sui loro corpi. La scelta di non riprodursi non solo dovrebbe essere un diritto umano, ma anche una necessità ambientale strategica per il futuro del Pianeta. Vogliamo parlare di decrescita demografica o preferiamo continuare a credere nel diktat celeste “crescete, moltiplicatevi e riempite la terra”? La Terra l’abbiamo saccheggiata più che riempita. Dubito fortemente che un’entità Creatrice approverebbe lo scempio che stiamo provocando al Creato: secondo uno studio pubblicato poco tempo fa da The Guardian, gli umani hanno un impatto sproporzionato sul Pianeta, visto che 7,7 miliardi di persone rappresentano solo lo 0,01% della vita sulla Terra. A forza di andare ovunque e moltiplicarci abbiamo eliminato l’83% dei mammiferi selvatici: “Oggi il pollame d’allevamento costituisce il 70% di tutti gli uccelli del pianeta, con solo il 30% di selvaggina”. E per i mammiferi la situazione è anche peggiore: “Il 60% di tutti i mammiferi sulla Terra è costituito da bestiame, principalmente bovini e suini, il 36% è umano e solo il 4% è costituito da animali selvatici”. Ormai le ossa di pollo sono ubiquitarie, si trovano in tutto il mondo. Se un dio avesse dato indicazioni per realizzare questo scempio ne sarei alquanto sorpresa: “La distruzione dell’habitat selvaggio per l’agricoltura, il disboscamento e lo sviluppo, ha portato all’inizio di ciò che molti scienziati ritengono sia la sesta estinzione di massa della vita nella storia di quattro miliardi di anni della Terra”. Dice il professor Ron Milo (Istituto di scienze Weizmann, Israele), che ha guidato il lavoro pubblicato negli Atti della National Academy of Sciences, “Gli esseri umani sono estremamente efficienti nello sfruttamento delle risorse naturali. Gli umani hanno abbattuto, e in alcuni casi sradicato, i mammiferi selvatici per cibo o piacere praticamente in tutti i continenti”. L’unico aspetto biblico concreto è che c’è un’invasione di cavallette, noi.

Qualcuno indica nell’alimentazione la soluzione, diventare vegetariani o vegani; certamente gli allevamenti intensivi sono molto inquinanti, e non è secondario neppure il problema della sofferenza inflitta agli animali d’allevamento. Ma non è che 8 miliardi di vegani siano la soluzione per il Pianeta. La vera rivoluzione è liberare tutti i corpi di servizio delle bambine, delle ragazze e delle donne per le quali la maternità è un destino produttivo come quello di una mucca o di una gallina.

 

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