Perché il pene sì e la vulva no

Lo scorso dicembre 2019 Amnesty International ha reso noto che l’artista russa di 26 anni Yulia Tsvetkova, femminista e attivista per i diritti umani (non è superfluo ricordare che essere omossessuale è un diritto umano), è agli arresti domiciliari dal 23 novembre, poiché accusata di “propaganda gay” e “produzione e diffusione di materiale pornografico”: Tsvetkova ha realizzato delle opere che rappresentano i genitali femminili esterni e le ha pubblicate sui social. Questo atto in Russia è considerato criminale. L’Italia ha relazioni con questo Governo di oppressori (diplomatiche, economiche, politiche), ma non diciamo una parola di disapprovazione a Putin se il suo stato viola i diritti umani, se una ragazza porta il braccialetto come una criminale solo perché ha realizzato delle vulve artistiche, e rischia per questo fino a 6 anni di galera. Ora vi racconto cos’è a mio parere davvero criminale.

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scultura di Yulia Tsvetkova

Se avete letto il mio libro “Alle donne piace soffrire?” o anche solo il primo capitolo “Come ci siamo fottuti il Paradiso Terrestre”, oppure conoscete la preistoria e in particolare gli ubiquitari culti della Dea, sapete senz’altro che migliaia di anni fa, prima della deriva patriarcale, gli organi genitali femminili erano considerati sacri: di più, erano considerati la soglia tra i mondi. Il sesso stesso era un sacramento, e il corpo della donna, contiguo a quello della Dea, era talvolta rappresentato anche nel dettaglio della vulva, e che la vagina era considerata la porta celeste. Le statuine rinvenute ovunque lo testimoniano: non sono Veneri, non sono oggetti pornografici, sono idoli e rappresentano il culto della Dea Madre del Cielo e della Terra. Non sempre la vulva è rappresenta ovviamente.
Con l’avvento del patriarcato però è cambiato tutto: senza entrare nel dettaglio di come è avvenuta la sostituzione e l’assorbimento degli antichi culti da parte dei monoteismi (dettaglio per il quale vi rimando a un ottimo testo di Luciana Percovich “Oscure Madri Splendenti” e sua bibliografia), mi preme evidenziare come l’arte sacra cristiana abbia contribuito a innestare nell’immaginario collettivo (e dunque nelle nostre menti) l’associazione perfezione-divino-pene, e vergogna-impurità-imperfezione-vulva. La vulva è nella nostra cultura qualcosa di talmente osceno da non poter essere assolutamente rappresentato.

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Negli ultimi tempi non riesco più a guardare nulla con gli occhi di prima: quando sei femminista è come se ti fossi tolta degli occhiali deformanti che mostrano una realtà distorta e che per questo producono pensieri e azioni distorte. Per esempio a dicembre ero a Firenze per musei, che meraviglia! E poi a gennaio ero a Verona, anche lì quante meravigliose opere. E poi solo qualche giorno fa ero per musei a Piacenza. Ovunque Madonne con Gesù, a perdita d’occhio. Prima di laurearmi in Architettura ho conseguito il Diploma di Liceo Artistico: all’epoca vedevo con gli occhiali distorti del patriarcato, e non facevo neppure caso che non vi fosse nessuna pittrice, nessuna scultrice, nessuna architetta nei libri di Giulio Carlo Argan. Forse solo Artemisia Gentileschi. Nessuno mi ha mai detto che alle donne non era consentito nulla di quanto era nelle facoltà di un uomo. Nello stesso modo non facevo caso che l’arte sacra rappresentasse così frequentemente Gesù bambino nudo e il suo piccolo pene corredato di testicoli. Certo ci sono anche stati i periodi storici nei quali era sempre rappresentato vestito, oppure quelli in cui per “decenza” i vestiti venivano aggiunti ai dipinti che ne difettavano. Si sa, Cristianesimo e sessuofobia sono sempre andati a braccetto.20170402_121814

Da giovane non facevo caso che nessuna santa e nessuna Madonna fossero mai rappresentate nude, ma sempre “convenientemente” coperte. Era normale, anzi normalizzato. Ma negli ultimi tempi mi è apparso chiaro sfilando davanti a queste infinite Madonne con bambino che l’arte sacra, quella che ho sempre amato per il talento espressivo degli artisti, altro non è che lo strumento di persuasione occulta di una cultura patriarcale. Certi messaggi subliminali non hanno nulla a che fare con la spiritualità della religione, ma sono strettamente connessi alla sua strutturale inclinazione manipolatoria. L’immagine ha questo super potere. Più di qualunque parola scritta o suono, l’immagine arriva nel profondo e convoglia messaggi subliminali. Il messaggio è: Gesù ha un pene quindi Dio ha un pene. L’uomo è perfetto perché Dio è perfetto, entrambi hanno un pene. Dio non ha una vulva, anzi può creare la vita senza avere neanche l’utero. La donna non ha nulla di divino, solo essere madre e casta la eleva, ma leggermente, il minimo sindacale per non essere considerata una degenerata. Mentre per millenni la donna e la vagina sono state il simbolo stesso della sacralità. Invece il Cristianesimo decide che la donna è impura, la vulva è impura. La donna è sempre vestita perché la vulva è pornografica. Il pene no. Per vedere una vulva rappresentata bisogna aspettare Courbet con “L’origine del Mondo”. Mentre i peni hanno impazzato soprattutto dalla scultura antica in poi. Certo, ci sono anche le antiche Sheela-Na-Gig, ma sono utilizzate sulle chiese come qualcosa di mostruoso per tenere lontano gli spiriti maligni, mostri tutti vulva, mostri come le gargolle. La vulva è mostruosa.

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Sheela-Na-Gig è la figura 5 da sinistra

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E così abbiamo secoli, millenni di Madonne vestite, con Gesù bambino nudo in braccio. Spogliare Gesù/Dio/Spirito Santo è intenzionale e serve a farci vedere il suo piccolo pene, ad attribuire un sesso al divino, e a strappare via dal corpo delle donne la contiguità con il sacro.
Un prete è passato per benedire la mia casa per Pasqua, non mi ha trovata e ha lasciato un cartoncino con la rappresentazione di Sant’Anna con sua figlia piccola in braccio, Maria, la Madonna. Indovinate un po’? È vestita Maria. Eppure è bambina, perché non rappresentare la sua piccola vulva come si è sempre fatto con il pene di Gesù? Semplicemente perché noi donne dobbiamo sempre provare vergogna per la nostra vulva, la nostra vagina, la nostra clitoride, le nostre mestruazioni, le nostre voglie. Non siamo a immagine di Dio. Solo così abbiamo potuto accettare millenni di dominazione, oppressione, subalternità e sfruttamento. Solo addomesticando la nostra sessualità avremmo perso fiducia in noi stesse e avremmo pensato di essere imperfette. Solo creando una classe inferiore e addestrandola ad essere complice della propria subordinazione l’uomo ha potuto prendere possesso di tutto, dominare tutto e, a quanto pare, creare molto distruggendo tutto.

grande madre bulgaria

Come pensate che si sentano le donne quando il loro corpo non è mai associato al divino in nessuna cultura e quello dell’uomo sì? Inferiori, così si sentono. E infatti la manipolazione è servita proprio a creare una classe inferiore di umani, da sfruttare per la procreazione e il lavoro di cura gratuito. Le donne ancora adesso si sentono inferiori, al punto di torturare ogni centimetro quadrato del proprio corpo cercando di trasformarlo in qualcosa di diverso, trascurando di vederne l’intrinseca sacralità e il potenziale di piacere sessuale che naturalmente contiene. Per questo motivo non si può neanche dire la parola vulva né tanto meno rappresentarla in un quadro sacro, o in una scultura simbolica di una conchiglia che contiene una perla blu.

Infine una riflessione che ho fatto poco fa in un post su Facebook: questa figura femminile, una Dea dell’antico Egitto del 3500-3400 a.C., si dice che abbia un volto da uccello, ma che in realtà sia un naso, collegandolo con la respirazione e la vita. Ma a me pare che la testa sia identica al mio modellino 3D di clitoride (grazie a Odile Fillod), e le braccia siano le radici della clitoride, spostate in alto. I seni sono i bulbi, benché in scala ridotta. Sarebbe plausibile, vista la dimestichezza degli antichi egizi nel maneggiare gli organi interni per la mumificazione: aprivano il corpo e lo svuotano di tutti gli organi interni escluso il cuore, ipotizzo quindi che avessero visto per primi l’organo del piacere chiamato clitoride. Una seconda coincidenza è poi che le mutilazioni genitali femminili nascono proprio in Egitto all’epoca dei Faraoni: la mia ipotesi è quindi che fosse intenzionale strappare dal corpo delle donne la sacralità, così come farà più avanti il cristianesimo con le inibizioni culturali. Si chiama competizione per il dominio sugli altri.

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