La Dea Clitoride

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Quando il 5 marzo scorso all’improvviso ho associato la forma del mio modello 3D di clitoride con quella di una statuina di una antica “Dea-uccello” egizia, è stato come una rivelazione: gli antichi egizi veneravano una Dea Clitoride? Secondo me è possibile, e vi spiego perché.

Ho provato a scrivere al Museo di Brooklyn e al suo curatore l’egittologo Edward Bleiberg sottoponendo la mia interpretazione, ma ad oggi non mi ha risposto nessuno; è in quel museo che è conservata la meravigliosa statuina in terracotta, di solito associata ad un uccello, che vedete accanto alla mia clitoride 3D. Ma esistono anche altri esemplari della stessa tipologia: due di questi li ho potuti ammirare in occasione della mostra “Idoli”, tenutasi a Venezia presso la Fondazione Ligabue (2018-2019).

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Fondazione Ligabue – Venezia 2019

Sinceramente non vedo alcun uccello in quella “testa” ricurva, e neppure un naso, come ipotizza il Dr. Edward Bleiberg del Brooklyn Museum: ogni volta che gli Egizi hanno voluto rappresentare un Dio o una Dea, il loro corpo era una combinazione di parti umane e parti animali piuttosto realistiche nel linguaggio espressivo: leoni, uccelli, ecc. Questa figurina invece è tutta un’altra cosa.

Partendo dal presupposto che le Dee e gli Dei, in ogni tempo e in ogni luogo, sono sempre stati espressione della classe dominante (vedi il post “Perché il pene sì e la vulva no”) o comunque di coloro alle quali era riconosciuto maggiore prestigio (es. donne e Dea Madre), si può osservare che la generosa presenza di Dee nell’antico Egitto corrisponde anche ad una società paritaria, nella quale le donne erano emancipate e godevano degli stessi diritti degli uomini. Sembra non fossero affatto sessuofobi (come le religioni più diffuse in seguito e ahimè attualmente) né la nudità fosse un tabù, ed anzi attribuissero sacralità al sesso e ai genitali, rappresentati anche negli Dei: il sesso come fonte non solo di piacere ma anche come connessione con l’energia cosmica. E come dargli torto. L’unico problema era la fedeltà, richiesta sia agli uomini sia alle donne, e che poteva costare agli uomini l’evirazione.
Gli antichi Egizi conoscevano diversi sistemi di contraccezione, confermando con queste pratiche il loro vivo interesse per il piacere sessuale disgiunto dalla procreazione: dai preservativi realizzati con le interiora di animali o con sacchettini di lino, ai diaframmi impregnati di sostanze spermicide; uno di questi era costituito da un tampone di lana imbevuto di miele, succo di dattero e petali di acacia.

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anatomyofpleasure.org

La mia considerazione è questa: gli antichi Egizi conoscevano bene il corpo umano, dedicandosi sia alla chirurgia sia alla mummificazione; quest’ultima prevedeva (almeno all’inizio della pratica di mummificazione) lo svuotamento completo del corpo dai suoi organi interni, per cui ne deduco che conoscessero perfettamente la clitoride nella sua interezza, un organo essenzialmente interno e minimamente visibile all’esterno (a questo proposito si consiglia vivamente la visita al sito anatomyofpleasure, e grazie al 3D interattivo l’organo clitoride non avrà più misteri per voi: la testa, le due radici laterali che si dispongono lungo le ossa del bacino, e i due bulbi ai lati del canale vaginale).

Se state pensando che all’epoca esisteva la “Circoncisione Faraonica” e che le donne egizie erano mutilate nei genitali (così come lo è il 90% delle donne egiziane contemporanee), vi state sbagliando, perché la circoncisione faraonica riguardava solo gli uomini (almeno così dice la Prof. Salima Ikram, Archeologa e Egittologa all’American University del Cairo, alla quale ho scritto chiedendo il suo parere sulla Dea Clitoride, e chissà se mai mi risponderà).
La pratica delle MGF deve perciò essere nata più tardi, sicuramente in corrispondenza al declino del prestigio delle donne in quelle società e alla loro conseguente subordinazione agli uomini: tutte le società patriarcali che hanno scalzato le società paritarie hanno strappato il senso del sacro dal corpo della donna, sia materialmente con l’escissione della clitoride (e non a caso questa pratica si è diffusa esattamente nelle aree nella quali si conosceva meglio l’organo del piacere e forse lo si venerava, secondo la mia ipotesi di fantarcheologia) sia con l’imposizione di comportamenti conformi alla morale patriarcale (verginità, castità, senso di colpa, peccato originale: nei tre principali monoteismi patriarcali). Ma noi oggi stiamo parlando di una statuina datata 3500-3400 a.C.. che ha la stessa “faccia” di un organo clitoride. Qui sotto il modello realizzato dalla francese Odile Fillod e sul quale si basa il mio 3D di clitoride arancione .

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E siccome la mia fantasia corre come una cavalla selvaggia, mi spingo persino a ipotizzare che l’ankh (☥), un antico e sacro simbolo egizio col quale sono spesso raffigurati gli Dei, chiamato la “chiave della vita”, possa essere una stilizzazione della clitoride: la mano qui accanto stringe i bulbi, la testa della clitoride è raddrizzata e le radici poste in orizzontale. Tirata per i capelli? Forse. O forse no. Prima dell’avvento del taglio cesareo non c’era essere umano che non passasse attraverso il “portale” della clitoride, sotto la sua testa, in mezzo ai suoi bulbi e alle sue radici. La “porta celeste” è la chiave della vita: è sempre stata e sempre sarà la sacra soglia di accesso alla vita.

Sono migliaia di anni che per distruggere la nostra autostima e dominarci ci insegnano a odiare i nostri genitali e a vergognarcene, ora basta: amiamo il nostro corpo e siamone orgogliose.

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