Le donne non esistono

Recentemente Forbes ha tessuto le lodi di sette donne leader, quelle che guidano Germania, Taiwan, Nuova Zelanda, Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca, per come hanno egregiamente gestito la crisi sanitaria da Covid19; il paragone con le leadership autoritarie maschili (Trump, Bolsonaro, Obrador, Modi, Duterte, Orban, Putin, Netanyahu) è schiacciante a favore di donne, che hanno messo in campo competenza invece di emotività o, peggio, testosterone: un esempio su tutti, Duterte voleva che la polizia sparasse a chi avesse violato il lockdown. Ci rendiamo conto di quanto sia obsoleta la modalità maschile di fare politica? Quelle donne sono state vincenti non perché caratterizzate da una coppia di cromosomi XX, ma perché sono capaci e competenti e se sono arrivate dove sono, è perché sono tre volte più capaci di un uomo: 2 è il fattore di selettività del mondo patriarcale, per essere considerata pari a un uomo devi valere il doppio. Questo succede perché nella logica patriarcale le donne valgono la metà (a parità di competenza). Per vincere la competizione con un uomo il fattore deve essere quindi > 2.

E infatti se 7 donne si sono distinte nel mondo per la loro competenza, tutte le altre semplicemente non esistono, anche se magari sono a fattore 2, due volte più competenti di un uomo.

Le donne non esistono nella cultura. Gli eventi culturali vedono sempre la massiccia presenza di uomini tra i relatori, molto spesso esclusivamente uomini (es. Palazzo Ducale di Genova si distingue sempre in questo senso, ma potete notare ovunque questa modalità sessista).
Le donne non esistono nell’informazione. Come già qualcuna più nota di me ha evidenziato, le giornaliste sono relegate ad occuparsi di ambiti marginali, e difficilmente scrivono di politica e/o economia.
Le donne non esistono nella scienza. Quante scienziate e mediche avete visto nelle task-force per combattere l’emergenza Covid19? Eppure in medicina le donne sono la maggioranza. Giusto per citare un ambito a me noto, in Liguria la task-force per la fase 2 dell’emergenza vede un pool di esperti composta così: 25 uomini, 2 donne. “Non è importante il sesso ma la competenza” è una banalità che non si può più ascoltare, alla luce del fatto che le donne sono statisticamente più preparate e competenti nella fase di formazione (fattore 2), e poi perdono terreno nel mondo del lavoro perché questo è dominato da un sistema maschilista che le esclude, le discrimina e le marginalizza se non sono a fattore >2. A questo proposito consiglio di leggere un post dedicato a come il mondo boicotta il talento delle donne. Escludere le donne è una idiozia autolesionista: significa perdere l’occasione di ottenere un beneficio per la collettività con il contributo creativo e intellettuale delle donne.

Dottoresse e Professoresse, Infermiere, Assistenti, ma non ci dimentichiamo le Donne che lavorano nei supermercati alle casse, e la sterminata quantità di Donne impiegate in pulizia e sanificazione di ospedali, supermercati, luoghi di lavori, e anche abitazioni. E le Insegnanti, che si sa sono la maggior parte donne nella scuola, che stanno facendo salti mortali e investendo grandi energie personali. Ebbene tutte queste Donne semplicemente non esistono. Le donne non esistono nei libri di scuola, non esistono nei nomi delle strade, non esistono nel linguaggio, non esistono nelle professioni. Recentemente ho seguito un paio di corsi aziendali in e-learning, e il materiale formativo si caratterizzava per un sessismo strisciante, quello che quasi non si nota, ma che ti entra sotto pelle e innesta un senso di inferiorità subdolo e maligno.

Qui di seguito alcune note.

Corso smart working
– gli speaker erano solo uomini
– i lavoratori erano 9 volte su 10 uomini
– l’unica figura femminile leader era una incompetente
– l’unica lavoratrice vendeva limonate. Figure professionali di più alto livello, come un agronomo e un architetto, erano uomini.

Corso Sicurezza
– gli speaker erano solo uomini
– i lavoratori erano uomini 7 volte su 10
– nessuna donna in posizione di leadership
– il “datore di lavoro” era sempre uomo con cravatta
– in un video si mostrano due lavoratrici in conflitto e un lavoratore che opera una mediazione (stereotipo della litigiosità tra donne)
– una donna cazzeggia alla scrivania a occhi chiusi immaginandosi al mare e alza la temperatura a 29°facendo indispettire i colleghi (stereotipo della frivolezza)
– invece di dire “lavoratrice”, si utilizza una definizione assurda: “lavoratore femmina”.
Parlando di rischio di fulminazione si presenta una donna accanto a una lavatrice, e un uomo come tecnico. Parlando della Specie Umana, viene invece utilizzato “Uomo” con funzione unisex, persino il corpo è quello di un uomo nella grafica, usato come rappresentativo del genere umano. Le donne spariscono, inghiottite dalla parola Uomo.

 

Il patriarcato è questo, la strenua affermazione che le donne non esistono, sono solo un complemento d’arredo in un mondo di uomini.

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