L’unico lato positivo della I e della II Guerra Mondiale.

Pensavo che la guerra fosse solo dolore, morte e distruzione, che nei conflitti risolti con la violenza non vi sia mai nulla di eroico, piuttosto di folle; poi ho visto questo documento che Fondazione Ansaldo di Genova ha creato attingendo ai suoi archivi, e ho realizzato che la mia, la nostra emancipazione di donne italiane non è la logica conseguenza di altri movimenti femministi più precoci (si veda il movimento inglese delle Suffragette e la conquista del diritto al voto) ma fu l’esito del lavoro delle italiane che hanno vissuto quelle due grandi guerre: grazie alle donne della prima metà del Novecento, oggi posso svolgere un lavoro un tempo esclusiva prerogativa maschile. In un’epoca di devastazione e privazioni, le donne italiane uscirono dai ruoli stabiliti, si rimboccarono le maniche e dimostrarono che valevano quanto gli uomini. Le potete vedere in volto, in questo video di grande interesse documentale, sociale e culturale.

Non è che prima delle due Grandi Guerre del Novecento le donne non lavorassero fuori casa, anzi; le donne – quando appartenenti a ceti sociali non abbienti- si sono sempre spaccate la schiena sia nel lavoro domestico e di accudimento, sia lavorando fuori casa, per esempio negli opifici: come si può vedere da queste due foto che ho scattato tempo fa nella ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente (oggi sede di una ASL), nelle sale di scostolatura delle foglie e di formazione dei mazzi del tabacco c’erano solo donne a lavorare. I tabacchi non erano un’eccezione: tra fine Ottocento e inizio Novecento il Genovesato ha visto fiorire molte manifatture e stabilimenti industriali, dal Cotonificio Ligure di Cornigliano, alla fabbrica di caramelle Dufour ed altre industrie che impiegavano manodopera femminile; ci possiamo scommettere quello che volete che erano ampiamente impiegate come operaie perché costavano meno degli uomini ed erano più precise.

Manifattura Tabacchi – Genova Sestri Ponente
Manifattura Tabacchi – Genova Sestri Ponente

Ma quando è scoppiata la Prima Guerra Mondiale è successo qualcosa di straordinario (non solo in Italia), che ha gettato le basi per la nostra successiva emancipazione: nel periodo ‘15-’18 non c’era più un uomo in circolazione, erano tutti al fronte, per cui le donne iniziarono a svolgere lavori prima preclusi al sesso femminile come la tranviera e la bigliettaia; guidare un tram a inizio Novecento, vi rendete conto che cambio di Era Geologica?! Ma il salto più sorprendente avvenne con il massiccio ingresso delle donne nell’industria bellica come operaie. Ma invece di raccogliere gratitudine per essersi duramente impegnate, spesso furono osteggiate dagli uomini: non è difficile capirlo, visto che ancora oggi quando le persone salgono su un Boeing 747 pilotato da una donna si raccomandano agli Dei o si producono in gesti scaramantici, frutto di pregiudizi misogini duri a morire. Potete perciò immaginare l’ostilità che accolse le donne in ruoli maschili, che rischiavano di sovvertire l’ordine “naturale” delle cose: per fortuna fu proprio quello che accadde, ormai la divisione sessuale del lavoro aveva i decenni contati e di lì a poco avremo intrapreso qualunque carriera in piena libertà. Cosa sarà accaduto in quelle fabbriche gestite da una dirigenza unicamente maschile non è difficile immaginarlo, ed è un altro motivo per cui le donne erano malviste dai colleghi: solo ai nostri giorni con il movimento #MeToo si sono definiti i contorni dei rapporti di potere tra uomini e donne sul posto di lavoro, e attribuite le responsabilità a chi quel potere lo esercita, ma all’epoca gravava interamente sulla donna. Per il vero ancora oggi non è inconsueto ascoltare sul lavoro commenti maligni sulle capacità delle donne che fanno carriera.

Finita la Grande Guerra le donne tornarono a sfornare figli, anzi a produrre “carne da macello” per il successivo conflitto Mondiale, dove saranno anche valorose combattenti nella guerra di Resistenza (la Storia si dimentica spesso anche delle Partigiane). Non si può dire che nel secondo dopoguerra le cose siano state tutte in discesa, anzi; ma è grazie a quelle donne che abbiamo conquistato diritti, non dobbiamo dimenticarlo soprattutto in vista di nuovi traguardi: per esempio entrare nei libri di Storia, che parlano poco e niente delle donne, anche quando sono state protagoniste indispensabili per la vita e la sopravvivenza delle loro comunità, come quelle raccontate nel video. Per questo voglio lanciare un appello: abbiamo bisogno di Storiche che scrivano una nuova Storia e includano le donne svelando tutte le parti omesse, raccontando il passato da un punto di vista differente; cominciamo dalla Storia più recente, quella del Novecento, dove abbiamo ancora i volti e le tracce chiare lasciate dalle nostre trisavole, bisnonne, nonne, madri; libri di scuola per una nuova generazione, non testi di nicchia per femministe. È importante per consolidare la nostra autostima, il nostro senso di sé: non possono bastare le “Storie della buona notte per bambine ribelli”, occorre una Storia onesta, per donne e per uomini. Semplicemente per Giustizia.